Dal libro al film: La Torre Nera

Questo non sarà un post facile da scrivere, perché sto parlando di un adattamento atteso per anni, ispirato a una delle serie che mi hanno più entusiasmato e plasmato nella mia vita di lettore. I primi libri della serie della Torre Nera (L'ultimo cavaliere, La chiamata dei tre, Terre desolate) sono state tra le prime letture "adulte" che ho fatto d ragazzino (avrò avuto 10-12 anni) e hanno sicuramente influito in modo pesante sulla mia idea e percezione della narrativa. Ho approcciato il film La Torre Nera con parecchio scetticismo, conscio del fatto che un adattamento completo era impossibile e per molti versi poco auspicabile; i trailer hanno ulteriormente abbassato le aspettative, e le prime recensioni le hanno del tutto affossate. Ma motivato a trovare tutto il buon possibile in un'opera che sotto sotto mi sta a cuore, ho deciso per quanto possibile di guardare il film con una prospettiva neutrale. Per me è impossibile ignorare il materiale di partenza, ma a questo scopo sono andato al cinema con altre persone che dei libri di King non sanno nulla, proprio per avere un'opinione oggettiva sul film in sé, indipendentemente dal materiale di partenza.

È inevitabile che nel seguito di questo post saranno presenti spoiler, tanto per il film quanto per la serie di libri. Gli spoiler dei romanzi riguarderanno principalmente il primo volume, L'ultimo cavaliere, ma in senso più ampio tutta la storia che si dipana nei sei seguiti e mezzo (La leggenda del vento è una sorta di spinoff). Procedete a vostro rischio.

Partiamo dal definire a grandi linee che cosa narra la saga della Torre Nera. I romanzi si sviluppano attingendo a immaginari diversi e spesso giudicati inconciliabili: una quest fantasy in un mondo western con elementi horror e un substrato fantascientifico. Si tratta di una storia epica, una lunga ricerca del protagonista Roland Deschain, un pistolero, cavaliere con le rivoltelle in un mondo che non è il nostro ma che con il nostro ha molte affinità. Roland ha un obiettivo: raggiungere la Torre Nera, una costruzione che si erge al centro del mondo e dell'universo (anzi, di tutti gli universi) e da cui dipende l'integrità della realtà. Roland vuole raggiungere la Torre per ristabilire l'equilibrio, riportare la normalità nel suo mondo che è andato avanti, ovvero è decaduto, si è deteriorato. Del mondo in cui è cresciuto è rimato poco, le persone che conosceva e amava sono morte, spesso in seguito alle sue azioni o direttamente per mano sua, e a lui non rimane altro che questo: la Torre. Comincia il suo viaggio inseguendo l'Uomo in Nero, suo arcinemico, uno stregone dal quale ha intenzione di ricevere risposte e indicazioni su come raggiungere la Torre Nera. Dal suo mondo Roland viaggerà spesso nel nostro, dal quale trarrà i suoi nuovi compagni di ka-tet, un gruppo legato da un unico scopo e destino. E sì, alla fine della serie il pistolero arriva alla Torre, ma non è questo che importa.

È evidente che tutto questo non poteva essere veicolato in un unico film di un'ora e mezzo. La Torre Nera per forza di cose doveva essere semplificato, concentrato, ridotto. Il problema è che a essere semplificati e ridotti sono gli elementi distintivi della saga, a essere concentrati invece quelli più generici, identificabili in centinaia di opere simili: lo scontro tra bene e male, l'eroe riluttante, il villain onnipotente e malvagio senza altra motivazione al di là del male perché sì. Ci sono numerosi punti in cui l'adattamento dal libro al film è andato nella direzione sbagliata, perdendo ciò che rende la serie unica e memorabile.

La prima mancanza che si nota è quella dell'ambientazione. Il mondo di Roland è decadente e desolato. Grandi spazi vuoti, poche comunità sparute e disperate, resti di civiltà precedenti recenti e remote ormai estinte, tecnologia inaffidabile e disfunzionale, creature deformi ed esseri soprannaturali: questo è il mondo che è andato avanti, nel quale Roland rappresenta praticamente l'ultimo resto dell'antica tradizione e gloria. Nel film vediamo sì rovine e piccole comunità, mostri e macchinari abbandonati, ma non si percepisce questo senso di perdita e disperazione, la consapevolezza che tutto ciò che si vede è "l'ultimo" di qualcosa: l'ultimo pistolero, l'ultima stazione di posta, l'ultimo ponte, l'ultimo guardiano, l'ultimo treno, l'ultimo villaggio e così via. Nel film vediamo una generica ambientazione di frontiera, spazi aperti e biomi diversi, ma niente suggerisce che quella foresta stia marcendo, il deserto si espande, gli edifici crollano.

Al livello successivo pesa l'assenza di alcuni concetti chiave. Il ka sopra e prima di tutti: quella forza inesorabile che si può vagamente descrivere come il destino, ma che è molto di più ed è quasi un'essenza vivente che sorveglia e guida tutti, a cui il pistolero è spesso indeciso se abbandonarsi o opporsi. La stessa Torre Nera è una presenza quasi astratta nel film, mentre nei libri è tangibile, coi vettori che convergono su di essa e trascinano sul loro percorso ogni cosa. La Torre del film è una struttura che fa da protezione a tutte le dimensioni, impedendo alle atrocità esterne all'universo di penetrare e distruggere la realtà come la conosciamo, e in un certo senso questo potrebbe anche funzionare, se non fosse che distruggere la Torre Nera in tal caso non sarebbe certo una mossa intelligente. Non è chiaro infatti (né per me né per chi non conosceva i romanzi) perché l'Uomo in Nero del film voglia abbatterla, quando è evidente che il suo potere non è sufficiente a sopravvivere in una realtà popolata di demoni transdimensionali (per quanto, a vederli in azione, questi demoni non sembrino nemmeno tanto forti).

Un altro filo narrativo importantissimo nei romanzi che nel film è stato ignorato è il rapporto tra Jake e Roland. Jake arriva nel mondo di Roland dopo essere morto, si risveglia nel deserto in cui il pistolero sta rincorrendo l'Uomo in Nero. Viaggiano insieme, e ben presto tra loro si instaura un rapporto padre-figlio. Il primo libro L'ultimo cavaliere è in gran parte incentrato su questa relazione. Per tale motivo, quando nella parte finale il ragazzo viene sacrificato per raggiungere l'Uomo in Nero, quando Jake dice a Roland "Vai, ci sono altri mondi oltre a questo" e si lascia precipitare nella voragina dove troverà di nuovo la morte, si tratta di un momento fondamentale di tutta la saga. La morte di Jake è talmente importante nello sviluppo della storia da poter essere considerata (prendendo a prestito la terminlogia di Doctor Who) un fixed point: un punto fisso nella storia che non si può evitare, tanto che quando Roland si trova in seguito a impedirla, la sua consapevolezza si dilania in due parti in conflitto tra loro per affermare quale sia la realtà: Jake esiste o non esiste, l'ho incontrato o no, l'ho lasciato morire davvero?

Ci sarebbe anche da spendere qualche parola sul villain, l'Uomo in Nero/Walter. La sua rappresentazione nel film è eccessivamente potente, uno stregone in grado di uccidere con la sola parola, che per qualche imprecisata ragione non ha però la capacità di applicare la sua magia su Roland (non viene fornita nessuna spiegazione di questa immunità del pistolero). Il problema è che presentare un cattivo così potente, e poi farlo combattere essenzialmente come Darth Vader, sradicando e lanciando oggetti al suo nemico con la forza del pensiero, è piuttosto anticlimatico. Viene da pensare che un personaggio del genere sia praticamente invincibile... salvo che non può esserlo perché negli ultimi dieci minuti il film si deve concludere e il nemico deve soccombere, per una sua banale distrazione. Nei libri, Walter/Marten/Randall è un personaggio molto più enigmatico, e quando il pistolero lo raggiunge non abbiamo una battaglia, ma un lungo conciliabolo.

Naturalmente come già detto non è necessario che il film riprenda in modo preciso le stesse tematiche dei libri, ma quando sono abbandonate le parti più significative si ha la sensazione che venga narrata un'altra storia, e che il titolo La Torre Nera sia stato applicato a qualcosa di diverso. Tuttavia tra le differenze marcate rispetto ai romanzi ce n'è una che mi è parsa molto interessante: il cambio di motivazione di Roland. In questo film il pistolero non è ossessionato dalla Torre Nera, non gli interessa raggiungerla o preservarla. Se nei libri inseguiva l'Uomo in Nero per avere da lui rivelazioni su come trovare la Torre, qui vuole solo l'Uomo in Nero, per vendicarsi della perdita della sua gente e la morte di suo padre. Anche quando la gente del villaggio lo riconosce come pistolero, cavaliere difensore della Torre, lui confessa di non avere nessun interesse in questa missione, e volere solo catturare e uccidere lo stregone. È una differenza notevole perché offre una prospettiva diversa, mostra un Roland egoista e riluttante, ossessionato ma per un oggetto diverso. Ci si aspetta quindi un cambiamento significativo, il passaggio a una consapevolezza diversa e l'accettazione di una battaglia più grande che non serva solo a soddisfare il proprio ego. Lo spunto sarebbe molto intenso... se non fosse che i due obiettivi coincidono. L'Uomo in Nero è quello che sta attaccando la Torre, per cui uccidere lui incidentalmente porta anche a preservare l'integrità degli universi. Non c'è nessun momento di scelta in cui Roland debba decidere se perseguire la sua personale vendetta o abbandonare il proposito per servire lo scopo più alto della salvezza del mondo. Quando Roland uccide il suo nemico e provoca (in qualche modo non chiaro) la distruzione della struttura dalla quale partono gli attacchi alla Torre, non sappiamo se lo sta facendo per una ragione o per l'altra, quindi non sappiamo se è cambiato e ha accettato la sua chiamata e il suo ruolo di pistolero.

Purtroppo La Torre Nera fallisce anche lì dove avrebbe dovuto eccellere, ovvero nelle scene di azione e combattimento. Vediamo Roland sparare con abilità e ricaricare le rivoltelle a velocità impossibile, ma tutte le occasioni in cui le pistole sono estratte mancano di tensione e reale senso del pericolo. Ci si limita a combattere contro scagnozzi di poco conto (troppo simili nell'aspetto agli orchetti del Signore degli Anelli), carne da macello senza abilità. Le poche volte in cui compaiono demoni presumibilmente più forti della media, anche questi sono liquidati in una decina di secondi con pochi colpi di pistola (Jake fa anche di meglio, eliminando un demone guardiano dicendogli solo "basta"). E collegato a questo aspetto, davvero inconsistente è anche la colonna sonora, che passa praticamente inoservata per tutto il film, incapace ad esempio di mettere insieme un tema ricorrente per i personaggi (l'Uomo in Nero, Roland, la Torre) e dare così maggiore consistenza alle scene.

Qua e là c'è stata l'intenzione di inserire riferimenti e rimandi ai libri, non solo quelli della serie della Torre Nera ma anche altri di King. Vediamo citato il Re Rosso, compaiono la Sombra Corporation e la North Central Positronics, le Sfere e tanti altri nomi e situazioni che si susseguono nei romanzi, ma qui fanno solo da contorno. Viene ripetuto più volte il famoso incipit del primo libro: "L'Uomo in Nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì." Ma se mi dici la frase avulsa da ogni contesto, perché l'Uomo in Nero non sta fuggendo nel deserto, e il pistolero è vero che lo sta seguendo, ma non lo vediamo attraversare il deserto, allora perché continuare a dirlo? Si tratta solo di fanservice, ma di quello fatto male.



In estrema sintesi, La Torre Nera si dimostra un film generico. Una storia di bene contro il male con un villain troppo potente dagli obiettivi poco chiari, un eroe che ha bisogno di tornare sulla retta via aiutato da un ragazzino speciale, il fato del mondo in bilico e qualche scena d'azione. Tutto sommato niente di diverso da un qualunque film fantasy o un supereroe qualsiasi. Può anche essere piacevole, soprattutto per chi lo vede senza conoscere i romanzi, come infatti gli altri spettatori con me mi hanno confermato, ma a visione ultimata non si eleva in nessun modo al di sopra di altri film simili. Ed è un gran peccato, perché il materiale di partenza offriva tutte le basi per costruire qualcosa di unico e memorabile. Anche con la consapevolezza di non poter abbracciare l'intero immenso mondo e arco narrativo della saga, si poteva gettare le basi per qualcosa di molto più complesso ed esteso. Un'occasione del tutto sprecata e che, a questo punto, forse è bene non prendere come base per costruire un nuovo cinematic universe come pare fosse nei piani, forse con alcuni sequel e una serie tv a fare da prequel/spinoff. Meglio di no, grazie, non con queste premesse.

Il ka è una ruota e girerà ancora, forse avremo altre occasioni in futuro.

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