Doctor Who 10x06 - Extremis

Ci sono molti modi per raccontare una storia in cui quello che accade "non è reale", nel senso che si svolge su un piano diverso da quella che si considera la realtà condivisa da tutti. Che si tratti di sogno, universo parallelo, simulazione, se alla fine della storia si incappa nella rivelazione "niente era vero!" e finisce lì, allora siamo di fronte a una storia di merda; se invece ciò che avviene nell'altra dimensione, per quanto "non reale" ha comunque peso sullo svolgersi degli eventi, allora si parla di una storia ben costruita. Extremis prende la strada pericolosa (e già percorsa in altre occasioni) della simulazione: tutto ciò che si vede dopo i titoli di testa (tranne i flashback tra il Dottore e Missy) avviene all'interno della simulazione che il misterioso invasore della Terra ha messo in atto. Simulazione che contiente tutto, anche i simulati senzienti in grado di capire di essere all'interno di una simulazione.

Di per sé non è niente di originale. L'esempio più noto al pubblico è Matrix, ma ce ne sono di precedenti e più profondi, come Simulacron 3 di Daniel Galouye e che diamine, addirittura io ho scritto un racconto con questo tema. Non è quindi la scoperta della simulazione a costituire il perno dell'episodio, per quanto le modalità con cui si arriva a questa rivelazione sono comunque ben congegnate.

Il senso ultimo di Extremis sta nel motto proncunciato dal Dottore (quello "finto") al momento del suo confronto finale con l'invasore, quando ha ormai capito di non potere in alcun modo contrastare il nemico:
Without hope, without witness, without reward. Virtue is virtue only in extremis.
È questo il messaggio più importante: la dimostrazione di ciò che siamo veramente avviene solo nel momento finale, quando non c'è più speranza, non c'è nessuno ad assistere, non c'è niente da ottenere. Solo allora si possono esprimere gli ideali più puri, quando non c'è nessuna occasione di poter beneficiare delle proprie scelte. È un gran bel concetto, che non sfigurerebbe in un poema epico. E non si fatica a credere che il Dottore sia capace di un ragionamento del genere, soprattutto questo Dottore, quello che ha preso a pugni per quattro miliardi di anni una lastra di diamante sapendo che ogni volta sarebbe morto e tornato lì. Ho la sensazione che questo possa in qualche modo essere anche l'epitaffio del Dodicesimo Dottore, già menomato dalla cecità e come sappiamo in punto di cambiare nella sua prossima incarnazione. E non importa che a pronunciare le parole sia il Dottore simulato, perché lui è il Dottore, e non si possono davvero considerare come due entità separate quelle da un lato e dall'altro della simulazione.

Per questo Extremis non è soltanto un set-up per la prossima puntata, in cui la minaccia dei monaci alieni non-morti (in mancanza di nomenclatura ufficiale) si paleserà nel mondo reale. Perché ciò che accade nella simualzione rivela particolari importanti di cosa ci si può aspettare fuori di essa, nell'immediato o a breve termine. Da non sottovalutare anche il fatto che per riacquisire pochi minuti di vista il Dottore è stato disposto a sacrificare potenzialmente le sue future rigenerazioni: un baratto che potrebbe ripresentarsi presto in una forma simile.

Al di là del fine ultimo dell'episodio, Extremis colpisce bene anche in altre sezioni. Si scopre finalmente (senza grande sorpresa, ma meglio così) che è Missy/Master ad occupare la stanza sorvegliata dal Dottore, ed è in qualche modo confortante che la rivelazione arrivi a metà stagione invece di trascinarsi fino alla fine come succede di solito. I pochi momenti comici sono molto validi, e la coppia Nardole/Bill isolata dal Dottore funziona perfettamente. Interessante anche notare come questa sia a quanto mi ricordo la prima volta che il Dottore ha a che fare con un'autorità religiosa esistente, invece che una delle tante religioni inventate della serie: è un passo tutt'altro che scontato, visto quanto è sensibile la gente su questo argomento.

Un ottimo episodio che conferma la tendenza crescente di questa stagione, sicuramente molto Moffatiano, ma l'attuale showrunner si è sempre distinto per la sagacia delle singole storie. Vedremo se il confronto con i monaci sarà all'altezza della loro introduzione (sono davvero così pericolosi?), ma per il momento possiamo attestarci su un voto 7.5/10

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