Moderat - III

Mi scuserete se sto per fare una cosa mai fatta prima. Pur avendo già parlato di III, il terzo album dei Moderat nella rubrica degli ultimi acquisti, riprendo lo stesso argomento e dedico un post intero al disco. Questo perché, pur essendo molto convinto della bontà dell'album, come si legge nel post precedente, riascoltando le tracce mi sono accorto che c'era molto altro da dire su questo lavoro della fusione tra Apparat e Modeselektor.

III (da non confondersi con iii di Miike Snow e III di Gui Boratto di cui si è già parlato su questo blog) come si è detto è il terzo album di Moderat, uscito pochi mesi a tre anni di distanza da II. Dal punto di vista musicale non siamo di fronte a particolari innovazioni: si riconoscono bene lo stile dei Modeselektor e il contributo di Apparat, e siamo di fronte ai ritmi breakbeat a cui entrambi ci hanno abituato negli anni, contribuendo in misura forte a definire quella che è la moderna IDM, acronimo che sta nientemeno che per intelligent dance music. N on c'è molta differenza a livello di sonorità tra i tre album del trio di dj.


Ma a fare la differenza in III sono i contenuti. Si può intuire a un primo ascolto un'unità di fondo, tematiche che ricorrono in tutti i pezzi, e questo è quello che appunto mi era successo. Ma al secondo, terzo e decimo ascolto, quando anche i testi iniziano a farsi chiari e amalgamarsi con la musica, il senso profondo si rivela, e si riesce a comprendere di cosa parla III: il presente.

Tutte le tracce dell'album sembrano puntare in un'unica direzione: incertezza, paura, bisogno di aiuto. La necessità di trovare qualcosa a cui aggrapparsi, qualcosa di concreto o illusorio, ma che possa fare da punto di riferimento in un periodo di smarrimento. Sono temi che non emergono da subito, anche perché molti dei testi non sono interpretabili in senso letterale ma vanno compresi in quanto metafore. Ma quando si riesce a trovare il senso di uno, ecco che tutti gli altri sembrano rivelarsi di conseguenza in maniera spontanea.

Con me è iniziato tutto a paritre da Eating Hooks, terzo singolo estratto dall'album. Alcune frasi abbastanza rivelatorie sono state:
Why must i hide in the forest of my mind?
I game i can play but i can't beat it
I'm walking back to through my living hell to eat the hook that tear
Meditation, medication
I'm eating the hooks that tear me
Fuor di metafora, il riferimento sembra abbastanza chiaro a una situazione di disagio che porta all'uso e abuso di sostanze pericolose (farmaci o altre droghe di vario genere), che non fanno che peggiorare la situazione, ma sembrano l'unica via di uscita: sto mangiando gli ami/uncini che mi dilaniano. So che mi sto facendo del male, me ne rendo conto, ma è l'unica cosa che mi aiuta. Un amo mi distrugge dall'interno, ma è anche qualcosa a cui aggrapparsi.

Poi abbiamo Reminder, che è stato invece il primo singolo uscito come presentazione di III, accompagnato da un video molto suggestivo:


Anche qui il testo (così come le immagini che lo accompagnano nel video), sembra riferirsi a un presente perverso, una sorta di distopia nella quale si è costretti a vivere e trovare un equilibrio.
I steal from the beggar's empty plate and give it to the fat men
Dark is the shadow full of prejudice no pride
Worn out, unwelcome, his truth birthing lies
The night is closing in, we're down the bottom of the well
Burning bridges light my way
È soprattutto quest'ultimo verso, ripetuto come refrain, a dare senso alla storia raccontata: ponti in fiamme illuminano la mia strada. È dalla distruzione di quello che ho superato che trovo il modo di proseguire. E non è un caso che la canzone si intitoli Reminder, parola che non figura mai nel testo. Un promemoria, un messaggio da portarsi dietro per attraversare queste terre desolate.

E chi sono gli intrusi di Intruder, quelli che passano uno dopo l'altro, mentre dormi la notte, senza fare rumore, e ti prendono la mano? Puoi riconoscerli, sai che intenzioni hanno? Parlano di pietà e speranza, ma puoi fidarti di loro? Esistono davvero, o sono una proiezione della tua angoscia? In Ghostmother c'è il tentativo di liberazione:
The ghost that haunt were in there with me
I walked to the edge and all the fear left me
Nonostante questi fantasmi e la paura che li circonda, c'è anche qualche possibilità di ripresa, una qualche traccia speranza. Comporta però spostarsi, cambiare, cercare altro. Ce lo dice Running, con il suo ritornello: So i keep on running. Ma anche Ethereal sembra offrire una traccia di conforto, qualcosa che però è appunto etereo, intangibile. Forse si parla di amore, perché Ethereal è l'unico pezzo dell'album in cui ci si riferisce a una seconda persona, un tu che potrebbe essere qualcuno in grado di darci forza.
Fill me with your breath and i won't make a sound
As vile as i seem
When all the fighting stops static is the only sound
Broken by minds cryng their tears
È in qualche modo il pezzo più "ottimista" dell'album, e richiede l'appoggio di qualcuno. Ammetto la mia inadeguatezza (as vile as i seem), ma forse con il tuo aiuto, se mi riempirai del tuo respiro, rimarrò in silenzio e potrò fermare il conflitto.

Come spesso mi accade in questi ultimi mesi, forse sto leggendo troppo in poche parole che potrebbero voler dire tutto o niente. Forse quello che credo di aver capito non proviene tanto da questa musica, ma da me stesso, e per qualcun altro che non si trova nella mia stessa disposizione d'animo il senso potrebbe non essere così immediato né significativo. Eppure la facilità con cui tutto ciò mi si è dischiuso davanti, una volta trovata la chiave di volta per comprendere questi pezzi, mi fa pensare che un'unità di fondo ci sia davvero.

Per questo ritengo che III sia un album potentissimo. È attuale in modo quasi doloroso, cattura con pochi versi e suoni la precarietà di un particolare momento (storico, personale o entrambe le cose) che senza la capacità di comprensione e accettazione potrebbe facilmente distruggerci. I Moderat allora ci offrono un reminder: continuare a correre, fino al limite, per liberarsi della paura.

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