Coppi Night 1/11/2015 - The Green Inferno

Ultimamente c'è voglia di horror nel Coppi Club, e se ne potrebbe inferire che c'è una profonda inquietudine serpeggiante nella vita quotidiana di giovani trentenni che sublima nella volontaria esposizione a visioni disturbanti, ma volendo anche no. The Green Inferno è un film di cui si è chiachcierato parecchio qualche mese fa, alla sua uscita, un cannibal movie come non se ne vedevano da anni, e quando poi è arrivato in Italia ci hanno voluto tutti ricordare che Luca Barbareschi queste cose le faceva before they were cool. Lasciamo queste disquisizioni a chi di cinema ci campa, sia mai che gli rubiamo il lavoro.

Concentriamoci sul film. Un gruppo di attivisti-ambientalisti (preferibilmente vegani) vuole fermare l'abbattimento di una foresta in amazzonia, organizza una protesta classica legandosi agli alberi e tutti sono contenti. L'entusiasmo si smorza quando durante il volo di ritorno hanno un incidente, e precipitano nel mezzo alla giungla nel territorio di un villaggio di cannibali, che provvede a imprigionarli e mangiarli uno per uno. Beh, dai, c'è di che divertirsi, no?

Uhm, mica tanto. Uno pensa di guardare questo film per gustarsi qualche bella scena gore di quelle pesanti, ma a parte lo sbudellamento del primo malcapitato (con accurata spremitura delle orbite oculari) non è che ci sia poi tanto da tapparsi gli occhi. Insomma visto un torace umano abbrustolito e spellato, visti tutti.

Dice: ma guarda che il cannibalismo non è il tema portante del film, è solo uno strumento con cui viene veicolato un messaggio blablabla. Ok, mi sta bene. Ma qual è il messaggio? Che i buoni non sono sempre buoni e i cattivi non sempre cattivi? Questo dovrebbe farcelo capire il fatto che il leader degli attivisti si scopre essere in combutta con gli abbattitori di foreste per guadagnare qualche retweet, mentre invece i cannibali tutto sommato combattono una battaglia di libertà. Se il punto è questo, è reso in modo grossolano e superficiale, vuoi ad esempio perché da eroe splendente il capofilantropo diventa di punto in bianco uno stronzo insensibile, con una velocità e una totalità paragonabile ad Anakin Skywalker che passa al lato oscuro in Episode III.

Allora dice: sì ma guarda che è un film tecnicamente perfetto, la regia, la fotografia, gli effetti non in CGI, roba di alto profilo. Va bene, non lo metto in dubbio e sono sicuro che sarà un esempio da portare alla discussione della tesi per chi studia al DAMS, ma a me spettatore ne viene poco o nulla. Anche perché, se dobbiamo parlare di aspetti tecnici, a mio avviso la recitazione è mediamente a livelli di b-movie, sembra di trovarsi con attori non professionisti, e se mi dite che pure questo è voluto, allora boh, siamo tornati al neorealismo e non me n'ero accorto.

Un'altra cosa che mi lascia perplesso nel film sono quei momenti awkward che si presentano ogni tanto, alcune brevi sequenze che non sai se sono lì per far ridere, per smorzare la tensione, o che altro. Tipo la ragazza che ha la diarrea e si scarica in angolo della gabbia, con tanto di rumori alla Pierino. O quell'altra che per saltare da una roccia all'altra scivola nell'acqua e sparisce, ci mancava il commento del Gabibbo sotto. Oppure i cannibali storditi da una bustina di marijuana infilata in gola alla vittima che devono cucinare, e che attaccano a ridere prima che gli parta la fame chimica. E anche la scena post-credits, con la telefonata della sorella del capo attivista che sembra prepari il terreno per un sequel. Non so, a me sembrano tutte cose inserite a caso, e che non hanno una vera funziona nel contribuire a fornire un messaggio, se davvero ce n'è uno.

Ma magari sono io che mi vado a cercare troppe spiegazioni e in realtà dovevo solo seguire il body count. Però un po' di appetito me l'ha messo, devo ammettere.

1 commento:

  1. Non ho visto il film e non mi attira, se poi non ci dovessero essere nemmeno le classiche gnocche nude di turno, allora lo posso evitare :D

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