Coppi Night 23/02/2014 - Anchorman

Due settimane fa parlavo di Ben Stiller, citandolo come uno dei riferimenti per la commedia americana e paragonandolo ad altri suoi pari. Tra questi non ho elencato Will Ferrel, che è invece protagonista proprio di questo film: non è stata una mia svista, perché in effetti credo che Ferrel si possa considerare un esponente di un genere diverso, che rientra sempre nella tipologia della commedia ma vira più verso il surreale o demenziale. Sono esempi di questo genere film come Blades of Glory o The Ballad of Ricky Bobby. In ogni caso, il ruolo tipico di Ferrel è in un certo senso l'opposto di quello di Stiller: il primo infatti propone di solito personaggi grintosi, arroganti, vanagloriosi; Stiller invece è più sul dimesso, insicuro, ansioso. Sarà una deformazione professionale, ma vedo le loro differenze ben rappressentate dalla coppia fissa di Futurama Zapp Brannigan/Kif Kroker.

Anchorman è il tipico film incentrato su una specifica professione, in cui Ferrel interpreta il campione di turno che viene improvvisamente scalzato da un novellino. Qui la professione in oggetto è quella di conduttore televisivo, ed essendo ambientato nei primi anni 70 la novità è l'arrivo di una donna con ambizioni da anchorman (o anchorlady). Il team di giornalisti (anchorman, inviato, giornalista sportivo e meteorologo) rimane sconvolto dalla progressiva presa di posizione della ragazza, quando questa dapprima viene affiancata al conduttore e poi lo sostituisce del tutto. In realtà oltre al classico scontro tra gli avversari c'è anche un contatto diretto, poiché la nuova giornalista e l'affermato anchorman hanno una relazione che viene però messa in crisi proprio dalle divergenze professionali.

È proprio questo uno dei punti più deboli del film. Premesso non va ricercata una coerenza assoluta in un prodotto del genere che è chiaramente tendente al surreale (e l'apice del nonsene si ha nello scontro tra i team di giornalisti dei vari canali), mi è sembrata però quasi improvvisata la fugace relazione tra Ferrel e la ragazza, considerato che il nucleo narrativo si concentra più sulla loro figura professionale che personale. E anche se il coinvolgimento riemerge nel finale, questa stessa parte avrebbe potuto essere portata avanti sulle basi di semplice "stima reciproca" piuttosto che amore romantico. Anzi, in questo caso il messaggio sarebbe stato ancora più forte. Personalmente credo che la storia avrebbe retto benissimo, anzi forse meglio, senza la relazione, che oltre tutto sembra incoerente con gli stessi principi della donna, che rifiuta con sdegno le avances di tutti i colleghi (anche quelle dell'anchorman).

Un altro aspetto che mi è sembrato superficiale è l'ambientazione: si parla di anni 70, certo, ma a parte baffi e basettoni c'è poco altro che rievochi l'epoca, e sembra per il resto di trovarsi in una qualunque altra epoca moderna, visto che non ci sono elementi caratteristici di quel decennio. Questo d'altro canto rende la leggera patina satirica più attuale, visto che l'argomento di punta dei tg anni 70 sembrano essere le cazzate legate agli animali, e la storia-bomba dell'anno è il parto di un panda allo zoo. Si notano strane attinenze coi tg attuali...

A parte queste storture il film è sicuramente godibile, soprattutto per l'efficacia dei ruoli principali, tra cui spiccano (ovviamente) Will Ferrel e il collega del meteo, dichiaratamente idiota, che piazza la maggior parte delle gag più efficaci. Simpatici anche i numerosi cameo, da Vince Vaughn (per quanto non lo sopporti) al Ben Stiller di cui parlavo all'inzio, fino addirittua a Danny Trejo. Solito film di poche pretese ma valido per trascorrere una buona ora e mezza spaccata.

Candidatura al Premio Italia 2014

Ok, forse non è molto nobile da parte mia scrivere un post per elemosinare voti, ma insomma, alla fine dei conti siamo costantemente in campagna elettorale quindi dieci righe di propaganda in più non dovrebbero danneggiare nessuno. Sono aperte da queste settimana le votazioni per la prima fase del Premio Italia, il ramo italiano (dal nome piuttosto vago) dei riconoscimenti per la fantascienza della World SF. Il Premio Italia esiste dagli anni 70, è stato più volte modificato nel regolamento ma tuttora sopravvie, e nonostante la valanga di polemiche che suscita ogni anno, è lì e qualcosa dovrà pur contare.

Ora, il fatto è che, se l'anno scorso ero candidabile per la pubblicazione di Sinfonia per theremin e merli nella raccolta edita da Della Vigna, anche quest'anno lo sono, in virtù della mia pubblicazione di Spore. Quindi potrei essere votato non solo per un singolo racconto ma per un'intera raccolta che pure porta il mio nome in copertina! Il problema è che il Premio in questione si articola in svariate fasi, la prima delle quali è la definizione dei candidati, che avviene in base ai voti esprssi dagli iscritti alla World SF o i partecipanti alle ultime Italcon (da questa edizione, i partecipanti fino 5 anni prima). Per questo la platea dei votanti è piuttosto ristretta, ed è difficile per chi non rientra tra gli "addetti ai lavori" riuscire a farsi spazio.

Non so quanti di coloro che bene o male mi seguono rispondano ai requisiti richiesti per la votazione, in ogni caso tutti gli elettori sono stati notificati dell'apertura delle elezioni, quindi se vi è arrivata una mail vuol dire che potete votare. E se potete farlo, magari perché non proporre la candidatura della mia antologia?

So bene che è quasi impossibile, e anzi ancora più dell'anno scorso, perché mentre Della Vigna è un editore accreditato nell'ambito sf, la Factory Editoriale I Sognatori non solo è appena nata, ma multigenere, quindi pochi dei professionisti del settore ne saranno a conoscenza (o si fideranno). Tuttavia, se il libro vi è capitato per le mani, o ne avete sentito parlare, e malauguratamente avete facoltà di voto, fateci un pensiero. E se invece potete votare, ma non avete letto Spore, perché non vi scaricate l'anteprima (che sono quattro racconti completi!) e giudicate in base a quella?

Per Sinfonia per theremin e merli ottenni 5 voti, che sì sono una miseria, ma mi sono parsi comunque eccezionali. Non conto di riuscire a fare di meglio con Spore, ma chissà, se mi aiutate a diffondere il mio appello, magari arrivo anche alla decina.

Grazie a tutti per la fiducia e la pazienza, a buon rendere.

Ultimi acquisti - Febbraio 2014

So che è passato fin troppo poco tempo dall'ultima tornata di acquisti, ma si tratta in questo caso di una circostanza eccezionale. Infatti, notizia bomba, dalla fine di gennaio sono entrato in possesso (non sto a spiegare in quali circostanze, ma non l'ho rubato a nessuno) di un giradischi, e questo mi ha catapultato di botto nel mondo del vinile! Incidentalmente, questo comporterà anche una drastica riduzione della mia vita sociale, ma è un prezzo che sono disposto a pagare. L'introduzione del vinile ha reso necessaria una immediata visita a Disco Mastelloni per riapprovvigionarmi di nuovi titoli, e con l'occasione ho messo in stock anche qualche disco capitato sotto mano.


Partiamo con William Onyeabor. L'album si chiama appropriatamente Who Is William Onyeabor?, perché evidentemente non si tratta di un autore tanto noto, o almeno di un personaggio sfuggente. Dj nigeriano attivo dalla metà degli anni 80, Onyeabor ha piazzato un paio di pezzi nelle classifiche internazionali, ma non si è mai esposto più di tanto, limitandosi a produrre le sue tracce in stile disco/house, con contaminazioni funk e jazz, e un chiaro richiamo alle sonorità afro. Non è facile inquadrare il genere, ma se ne percepisce tutto il calore e si rimane rapidamente coinvolti. Per cui anche se alla fine non si scopre chi sia William, si riesce comunque ad apprezzarne le capacità.


Quando dico che la musica elettronica ha spesso un legame evidente con la fantascienza, mi riferisco soprattutto ad artisti come Jeff Mills. Uno degli autentici pionieri del genere, capace non solo di comporre ma anche di ridefinire la musica, Mills si è dedicato più volte alla rielaborazione delle colonne sonore di storici film sci-fi, come Metropolis o Fantastic Voyage, mentre in questo caso dedica la sua opera all'esplorazione spaziale, e più nel dettaglio agli esoplaneti. Chronicle of Possible Worlds è più di un album, è un progetto artistico completo, perché comprende musica, fotografia, danza, e si esprime nell'ambito di uno spettacolo ideato e curato da Mills con la collaborazione di altri professionisti, ed eseguito in alcuni teatri francesi. L'album è un'edizione speciale che contiene un dettagliato libretto, con le nozioni scientifiche di riferimento e la storia del progetto, oltre a un dvd con la rappresentazione finale. E continuate a dire che questa non è musica, eh.

E poi c'è Trentemoller. Sono arrivato un po' in ritardo, ma finalmente ho nella mia collezione Lost, il suo album del 2013. Per la verità, oltre alla regolare edizione su cd, ho anche il vinile con le versioni strumentali, cosa che mi fa godere non poco. In questo nuovo disco, Trentemoller dà più sfogo alla sua vena indie-pop rispetto a quella più elettronica. Il risultato è un album di ispirazione IDM, ma con forti componenti rock/pop/ambient e importanti featuring di vari esponenti (importanti ma non scontati) della musica internazionale. Si tratta probabilmente di un album di ascolto più facile rispetot ai precedenti, e sembra di essere lontani dalla techno di The Last Resort, ma se si fa più attenzione si può scorgere che il percorso è quasi naturale, e il cambiamento non rappresenta una "evoluzione", quanto una diversa focalizzazione degli stessi temi su schemi alternativi. Un altro ottimo lavoro, che peraltro potrò ascoltare live proprio stasera, in una delle uniche due date italiane del tour. Poi magari vi farò sapere...


Monkeytown è il primo album dei Modeselektor di cui entro in possesso (anche questo in vinile), dal quale è poi derivata l'omonima etichetta. Il duo è uno dei più rappresentativi del sottogenere IDM, e sono quelli che insieme ad Apparat formano i Moderat, di cui ho parlato in occasione del secondo album. La loro musica è un misto tra elettronica, breakbeat e hiphop, e nonostante quest'ultimo genere mi sia tutt'altro che gradito, il loro modo di proporlo, che racchiude in sé il germe del dubste che poi è esploso in questi ultimi anni, ha tutto un altro impatto. Anche loro si fregiano di preziose collaborazioni, tra i quali lo stesso Apparat, Siriusmo e Thom Yorke.


Infine abbiamo aggiunto un'altra compilation, Vagabundos 2013, due cd mixati da Cesar Merveille e Mirko Loko. I due dj della Cadenza propongono una selezione che ha qualcosa in più della tipica minimal proposta dall'etichetta, e con pezzi di Daze Maxim, LoSoul, Matthew Dear e lo stesso Merveille offrono una buona selezione minimal/house. C'è spazio anche per un po' di melodia oltre a kick e bassi, il che non è mai sgradevole.

Coppi Night 16/02/2014 - La bambola assassina

È piuttosto raro che in una Coppi Night si finisca per vedere film vecchi di decenni, anzi di solito l'attenzione è più su film recenti, anche freschi di cinema. Per questo non saprei dire come siamo arrivati questa settimana a guardare questo classico del 1988, che rientra tra i classici del genere horror più spicciolo, che hanno generato numerosi seguiti (in questo caso pare ne esistano 5).

Pur essendo un genere che mi capita di affrontare, non posso definirmi un fan dell'horror, per cui non so se Child's Play sia considerato un'opera intoccabile, e se parlarne in termini non estasiati sia un'eresia. Penso sia però abbastanza unanime il fatto che non si può certo parlare di una storia avvincente e sorprendente, anzi, tutti i cliché vengono puntualmente centrati, dall'assassino che si vendica dopo la morte alle discipline oscure, dal bambino in pericolo al poliziotto scettico... ma, ecco: forse questo è uno di quei film che i cliché li ha creati. La visione è scorrevole, nonostante succeda precisamente quello che ci si aspetta, non si rimane annoiati e questo per quanto mi riguarda è già un grande passo in avanti per un film horror. C'è ben poco di che spaventarsi, anzi, molte scene risultano diverenti grazie anche al contrasto grotteco tra l'aspetto innocuo del bambolotto e la sua parlata sboccata. Chucky è tutt'altro che spaventoso, visto adesso... ma mi immagino che se avessi visto questo film da bambino ne sarei rimasto piuttosto impressionato (It ci ha condizionati tutti verso i clown, lo stesso forse vale per questo).

Poco altro da aggiungere sul film in sé, viro su due considerazioni di carattere tecnico, sull'evoluzione dell'industria e dei modelli cinematografici. La prima è la constatazione di come, con il progredire della tecnologia gli "effetti speciali" in senso lato non abbiano mediamente subito un incremento. Se si paragona infatti la il bambolotto di questo film a certi mostri in CGI degli ultimi anni (anche di film con budget decisamente superiore), è quasi sorprendente notare come il semplice modellino appaia più realistico e credibile. Ma immagino che oggigiorno sia più costoso costruire un pupazzo con parti semoventi piuttosto che affittare un greenscreen e poi pagare un postproduttore freelance per aggiungere sfondi, mostri, effetti e così via. E i risultati si vedono, spesso...

La seconda riflessione è sul ruolo dei bambini nei film. Sbaglio io, o anche questi si sono in qualche modo evoluti? Lo stereotipo del birichino dal cuore d'oro, pasticcione ma onesto (e in definitiva detestabile, per quanto mi riguarda) che andava all'epoca di questo film, si è spostato più verso il bambino introverso e profondo, difficile da capire ma capace di illuminare le controparti adulte. Insomma, io è tanto che non vedo nei film questi bimbi rompicoglioni che ne combinano di tutti i colori, piuttosto mi sembra che siano più frequenti quelli del tipo che vede la gente morta. È una mia percezione distorta o è davvero così? E nel caso, se ne può trarre qualcosa sul mutamento dei modelli sociali/familiari? Aspetto che ne parli Giletti a L'arena per poter afferrare meglio la situazione.

Futurama 7x21 - Assie Come Home / Torna a casa Assie

Lo so che questo titolo vi ricorda qualcosa, e sarebbe tutto più chiaro ponessi qui la detestabile sigla anni 80 che risveglierebbe i vostri ricordi ancestrali. Ma non voglio scadere troppo nel trash, quindi evito di mettere il video che sicuramente si trova su youtube, e vi faccio solo notare che basta aggiungere una L all'inizio per capire la citazione. Ma naturalmente qui non si parla di cani, perché l'assie del titolo è in effetti lo shiny metal ass di Bender, che fin dalla prima puntata della serie è uno dei personaggi più ricorrenti (o almeno uno dei più nominati).

In questo episodio, dopo essere stato derubato di tutte le sue parti su un pianeta di bande criminali, Bender va alla ricerca di tutti i suoi pezzi mancanti, tra i quali naturalmente il più importante è proprio il più difficile da rintracciare (per intendersi, il culo di Bender è il fondale del cilindro che costituisce il corpo del robot, con i due buchi circolari per il passaggio delle gambe). Ognuno dei pezzi mancanti (l'antenna, il torso, le gambe, le braccia...) è stato venduto sul mercato nero ad acquirenti diversi e viene sfruttato per gli scopi più vari, e apparentemente incompatibili con la natura dell'oggetto. Inoltre, ritrovato il prezioso Assie, Bender dovrà anche compiere una fatale scelta tra riavere la sua parte più amata e lasciarlo dov'è, dove può finalmente fare del bene a tutti gli abitanti della Galassia. Purtroppo non posso essere più specifico perché si potrebbe capire facilmente dove la storia vada a parare, se rivelassi dove si trova infine Assie e che uso ne viene fatto.

In questa puntata si può riscontrare una quasi completa assenza di particolari idee fantascientifiche di fondo, che solitamente anche se non predominanti hanno comunque un ruolo centrale. Assie Come Home invece è essenzialmente una quest in cui i protagonisti (il solito trio) si impegnano. Con il pretesto della ricerca dei pezzi derubati si ha l'occasione di tornare in diversi posti visti in episodi precedente, e rivedere personaggi dimenticati da tempo, dai robo-nerd che studiano all'universtià marziana a Borax Kid. Naturalmente Bender si dimostra arrogante e aggressivo nei confronti di chi lo ha derubato, ed è solo scoprendo l'uso fatto del suo ex culo che ha qualche ripensamento. Può sembrare esagerato, ma vedere uno dei protagonisti che pensa di liberarsi della sua parte più importante (forse anche più importante dell'antenna!) si rivela davvero intenso.

L'episodio risulta quindi più che gradevole, con una parte iniziale estremamente spassosa (lo scontro tra le bande rivali che si riconoscono dai colori che portano), una parte centrale variegata grazie alla ricerca dei pezzi perduti, e una terza parte che pur senza grandi rivelazioni o plot twist riesce a coinvolgere, con un finale rassicurante. Voto: 7.5/10

Coppi Night 09/02/2014 - I sogni segreti di Walter Mitty

A me Ben Stiller piace. No, seriamente, del variegato gruppo di attorucoli da "film leggero" che ci sono in giro (non so, buttaci dentro un Adam Sandler, Vince Vaughn, Steve Carrel) lui è quello che reputo più capace e in grado di dare credibilità ai suoi personaggi, anche quando sono molto diversi tra loro. Non importa se ha fatto film come Zoolander o Dodgeball in cui interpreta in parole semplici un perfetto idiota, la sua performance risulta comunque convincente. E come attori che hanno fatto il suo stesso percorso (Jim Carrey, per dirne uno), anche lui riesce poi a rivelare la sua bravura quando si impegna in un ruolo diverso, "serio".

È il caso di questo film, che io avevo ignorato non per spocchia ma con la convinzione che fosse una delle solite commedie, che gradisco ma certo non metto in cima alla mia to watch list. Ma The Secret Life of Walter Mitty è di tutt'altro genere, e se pure è classificabile come commedia, e ne ricalca la struttura tipica, ha una profondità tutta diversa. Il Walter del titolo è il modesto impiegato di una grande rivista, addetto alla custodia dei negativi dell'archivio fotografico, il classico quarantenne avvilito che ha rinunciato a tutti i suoi sogni e si trascina senza entusiasmo nella vita. A sconvolgere la situazione c'è una foto dispersa, inviata dal più spericolato dei reporter freelance, e la decisione di ritrovarla per poterla far diventare copertina dell'ultimo numero della rivista. Ne segue un viaggio improvvisato e spericolato per mezzo mondo, in cui Walter, costretto alla solitudine e ad affidarsi alle sue sole risorse, scopre qualcosa su se stesso.

Attenzione però, non è una specie di Into the Wild, non è un banale "ritorno alla natura", la riscoperta dei valori tradizioali scalzati dalla modernità. A Walter piace il suo lavoro, è invaghito di una collega, ha una famiglia normale... la sua non è una fuga, ma una precisa ricerca, che incidentalmente lo porterà a scoprire lati di sé che non conosceva. E non c'è lieto fine, perché Walter (spoiler) non viene promosso direttore della nuova rivista online, non spiccica nemmeno un bacio alla ex collega, non sappiamo che cosa ne sarà di lui, dopo aver ritrovato quella foto. Eppure si può sperare che le cose vadano bene, e che possa essere, se non felice e appagato, almeno in pace con se stesso, certo di aver fatto la cosa giusta.

Questo è sì un film leggero, ma anche molto intenso, e Ben Stiller è davvero bravo a dare volto ed espressività a questo protagonista che lentamente acquisisce il controllo dei suoi sogni a occhi aperti, e, senza tanto clamore, diventa una persona migliore.

Weird Love

Pixel non ha ancora finito di distruggere la concezione di realtà dei miei lettori*, che rilancio con un nuovo e-book. In effetti non era in programma di rilasciarne due a così breve distanza, ma è stato proprio Pixel ad arrivare in ritardo, mentre per questa nuova raccolta siamo perfettamente nei tempi previsti.

Sì, perché oggi è il 14 febbraio, è San Valentino, è la festa degli innamorati, e poprio all'amore è dedicato Weird Love!


http://www.amazon.it/Weird-Love-Storie-amore-convenzionale-ebook/dp/B00IDEZV4A/ref=sr_1_5?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1392316904&sr=1-5

Il sottotitolo, Storie di amore non convenzionale, dovrebbe chiarire che cosa troverete all'interno: cinque racconti in cui l'"amore" è il tema principale, che vedono i protagonisti confrontarsi con questo sentimento declinato in forme atipiche, a volte perverse, e in ogni caso weird. Dei racconti qui contenuti, due sono del tutto inediti, mentre gli altri tre, anche se già comparsi in alcune raccolte, sono probabilmente difficili da recuperare attualmente, e ho pertanto deciso di riproporli.

Senza entrare nel merito delle singole storie, posso dire che ho cercato, in tutti i casi, di affrontare il tema in modo non banale, con prospettive e toni vari e spaziando tra generi: fantascienza, dark, urban fantasy, horror. Mi auguro quindi che nel complesso i racconti riescano a soddisfare tutte le tipologie di lettore. C'è in ogni racconto una componente cupa, malinconica, e mi dispiace dirvelo, ma se cercate il lieto fine non lo troverete qui.

Come nel caso di Quattro Apocalissi e Myhtolofiction, la copertina è stata realizzata da Simone Laurenzana, quindi va a lui il credito per l'immagine che ammicca al paranormal romance, lo so, e un po' è voluto, ché alla fine i soldi stanno lì, è risaputo.

Weird Love è disponibile su Amazon in formato .mobi. Attualmente non ho trovato un valido sistema di diffusione per gli epub (si accettano suggerimenti), ma se richiedete questo formato penso che potremmo trovare un compromesso. Peraltro, per incoraggiare i miei nuovi letttori*, in concomitanza con l'uscita di Weird Love ho deciso di mettere Pixel in offerta gratuita, solo per questo weekend, in modo che possiate tenervi occupati fino a lunedì con le mie storie (e mi riferisco soprattutto a voi single...). Sono occasioni che non capitano spesso, nella vita!

Ah, e tanti auguri a voi innamorati! Non so se augurarvi un amore come quello che racconto in queste storie, perché forse non è proprio quello che cercavate...






*Trattasi di un'etnia molto ristretta ed estremamente riservata, che alcuni antropologi ritengono essere più un mito che una vera popolazione

Rapporto letture - Gennaio 2014

Primo rapporto letture dell'anno! Iniziamo l'anno con quattro libri, che è di buon auspicio... e no, nessuno di questi deriva da un regalo di Natale, come mi ero raccomandato.


Più riguardo a XeeleeIl primo libro letto quest'anno in realtà non è un libro intero, ma solo la prima parte di un omnibus. Dal volume Xeelee: An Omnibus, ho letto il primo dei quattro romanzi, Raft. Della saga degli Xeelee di Stephen Baxter parlerò più ampiamente in seguito. Per ora basta sapere che è una complessa "storia futura", ma anche passata, una space opera grandiosa che abbraccia gran parte della storia dell'universo. Raft in particolare però è una storia a sé, che si svolge in un miniuniverso in cui un gruppo di umani è naufragato. La caratteristica di base di questo posto è che la gravità è di numerosi ordini di grandezza più forte di quella che conosciamo, al punto che anche un semplice corpo umano esercita attrazione gravitazionale. La storia segue Rees, un giovane minatore del nucleo ferroso di una stella che, incuriosito dal mondo che vede intorno a sé, si batte per cercare di capirlo meglio e cambiare qualcosa nel destino di questo ristretto gruppo di umani, costretto a una prematura estinzione man mano che l'universo si spegne con estrema rapidità. In un certo senso si tratta del classico romanzo di formazione, con il protagonista che attraversa diverse fasi, supera alcune crisi e infine trova la soluzione che lo riscatta agli occhi di chi lo considerava un traditore. Una storia semplice nella struttura, ma intensa nelle idee e nelle speculazioni scientifiche. Voto: 7.5/10


Secondo libro letto è un breve e-book di Davide Mana, collega blogger e autore self-publisher. Avevo acquistato Tyrannosaurus Tex, lo ammetto, solo per il titolo: l'idea di un western con i dinosauri, vista la mia passione per entrambi gli argomenti, mi ha catturato subito. E la breve storia (scritta in inglese) soddisfa in parte le aspettative, nel senso che la trama western è presente, ed è quella più classica che ci si possa aspettare (che non vuol dire "scontata": un western deve seguire un certo percorso). Purtroppo mi è mancato qualcosa di più incisivo riguardo la natura dinosauriana del villain della storia, il T-Tex del titolo. Insomma, se invece di un teropode fosse stato un umano (o anche un cane, per dire) in realtà non sarebbe cambiato molto. La storia si legge velocemente e piacevolmente, ma gli manca appunto quel guizzo che l'avrebbe resa una chicca. Voto: 6.5/10


Più riguardo a La morte è un'opzione accettabilePasso poi a un altro libro della Factory Editoriale, il terzo che ha accompagnato me e Valentina Morelli nell'esordio della casa editrice. Stavolta siamo nel campod el thriller, che non è forse il genere a me più congeniale. Gabriella Grieco racconta una storia di vendetta e/o giustizia, che inizia quando una donna prende in ostaggio tre agenti di polizia all'interno della loro sede, e li usa come merce di scambio per essere ascoltata. Non posso dire altro senza finire nello spoiler, ma La morte è un'opzione accetabile risulta a posteriori una storia avvincente, che riesce a catturare e far montare la voglia di proseguire, per scoprire cosa c'è sotto e come si svilupperà la trama. Per la verità mi è sembrato che la rivelazione delle motivazioni della donna arrivasse fin troppo presto, ma in effetti era forse appropriato svelare il mistero, visto che solo dopo aver scoperto le carte si poteva procedere. Mi sono trovato spiazzato qualche volta dai repentini cambi di pov della narrazione, ma la lettura è comunque gradevole e trascintante. Voto: 7/10


Più riguardo a Vacuum DiagramsE torno a parlare degli Xeelee di Stephen Baxter, perché iniziando il tomo di cui sopra ho scoperto che in realtà mi mancava una parte consistente della storia non inclusa nell'omnibus. Mi sono informato velocemente e ho scoperto che avrei ottenuto la parte mancante con il volume Vacuum Diagrams, una serie di una ventina di racconti che si svolgono lungo tutta la storia futura dell'umanità, a partire dall'epoca dell'espansione nel Sistema Solare, all'occupazione della Terra da parte di alcune specie aliene, dalla guerra contro gli Xeelee (la più antica, avanzata, potente e imperscrutabile specie intelligente dell'universo) al destino degli ultimi umani sopravvissuti al conflitto. I racconti sono tutti autonomi, anche se c'è una storia di fondo, un contesto che si dipana e abbraccia tutto l'ampissimo arco temporale (da 13 miliardi di anni fa a 10 milioni di anni nel futuro) che vede la vita barionica (specifico, perché c'è anche un altro tipo di vita...) muoversi freneticamente per comprendere gli Xeelee e i loro obiettivi. Ogni racconto ha un nucleo scientifico forte, che coinvolge quasi sempre un preciso principio matematico, legge fisica o argomento di speculazione. È una fantascienza davvero hard, ma non per questo fredda, anzi alcuni personaggi risultano molto intensi, anche per l'immensa portata delle azioni dei personagi in gioco. Alla fine se ne emerge con una prospettiva quasi rinnovata, si percepisce l'uomo come una specie determinata ma miope, grandiosa ma fragile, mentre gli Xeelee, che fin da quando entrano in gioco (in modo molto marginale, per la verità, visto che sono quasi irraggiungibili e totalmente disinteressati alle azioni altrui) appaiono come i principali antagonisti, alla fine dei conti si dimostrano previdenti e misericordiosi. Questi racconti costituiscono una delle migliori raccolte che abbia letto negli ultimi anni, e insieme alle storie dell'omnibus offrono una storia grandiosa e stimolante. Voto: 9/10

Coppi Night 02/02/2014 - American Hustle

Dicono che ultimamente stanno uscendo parecchi bei film, in cui note star di Hollywood riescono a essere convincenti in ruoli piuttosto complessi, che li portano a interpretare personaggi insoliti e renderli quasi irriconoscibili. È il caso di The Wolf of Wall Street, e di Dallas Buyers Club, e a quanto pare anche di questo American Hustle. Qui i nomi in gioco sono Christian Bale (di cui nessuno ha mai messo in dubbio le capacità, vedi The Machinist o The Prestige), Bradley Cooper, che per una volta smette i panni del farfallone e fa qualcosa di serio, Amy Adams e pure Robert De Niro, il quale ormai ci ha abituati a questi cameo di quattro minuti nei film in cui c'è bisogno di un gangster usa e getta.

La storia del film è una variante del tipico tema della grande truffa, con i protagonisti che cercano di incastrare qualcuno che a sua volta cerca di incastrare loro, con in palio un bel malloppo di dollaroni. Cooper è un agente federale che dopo aver incastrato la coppia di truffatori li ricatta affinché mettano in scena per lui una nuova truffa che gli consenta di mettere le mani su certi "pesci grossi", come il rispettatissimo sindaco della città. Il piano procede nonostante il gruppo si sfaldi, con Bale che stringe una sincera amicizia col sindaco, la coppia di truffatori che si separa, la Adams che finisce tra le braccia di Cooper, e De Niro che sa parlare l'arabo. Niente di estremamente originale, ma nella buona parte dei casi questo tipo di storie è sempre brillante, ritmato e avvincente, e ci si aspetta sempre qualche plot twist da un momento all'altro. In effetti questo arriva anche in American Hustle, ma il problema è che nel mezzo ci sono fin troppe divagazione sulle relazioni interpersonali dei personaggi: Bale e sua moglie, Bale e Adams, Cooper e Adams, Cooper e il suo capo, Bale e il sindaco, il sindaco e De Niro, De Niro e Cooper e Bradley, la moglie di Bale e l'amico del sindaco... ci si perde quasi nell'intreccio di amanti, amici, tradimenti, sfuriate, minacce. E così quando si arriva alla fine quasi ci si era dimenticati che c'era un piano a lungo termine che i protagonisti stavano seguendo, e si rimane confusi e spiazzati. Anche perché la soluzione, alla fine, è forse anche troppo banale, un trucco che abbiamo visto un centinaio di volte in Lupin.

Quindi, pur non potendo dire che sia un film mal realizzato, mi resta comunque qualche dubbio sulla validità della storia nel suo complesso. Per questo nonostante le eccellenti interpretazioni (Bale su tutti, ma anche Cooper), tirando le somme mi è sembrato un film volutamente "gonfiato", con una serie quasi interminabile di sequenze di poco conto nell'economia della trama. Riducendo tutte queste, si rimane con una storia di venti minuti, ma a quel punto, come dicevo, tanto vale guardarsi una puntata di Lupin.

Lost in Lost #15 - Ep. 3x21-3x23

Nelle precedenti occasioni ho dedicato un post al solo finale di stagione, ma per la terza stagione ritengo appropriato accorpare il doppio episodio finale Through the Looking Glass con quello precedente, Greatest Hits, incentrato su Charlie. Questo perché mi pare che l'escalation di eventi che porta all'epica conclusione di questa stagione inizia già da qui, con l'avviso dell'imminente attacco degli Altri, la partenza del gruppo per la torre radio, il piano per l'imboscata agli invasori, l'immersione verso la stazione Specchio per disattivare il jamming delle trasmissioni.

La trama di questi tre episodi (uno regolare + il doppio finale) si riassume seguendo i diversi gruppi in cui si sono divisi i naufraghi: Charlie e Desmond nella stazione subacquea, il gruppo principale verso la torre radio (dove incontra Ben), i tre cecchini rimasti alla spiaggia, Juliet e Sawyer (che qui per la prima volta collaborano) che si separano dal gruppo per tornare indietro. La catena di eventi sull'isola è frenetica e inscindibile, e nonostante siano separati i diversi contingenti confluiscono tutti verso un unico risultato finale: la chiamata verso la nave di Noemi, e la promessa di essere prelevati. In tutto questo trovano spazio numerosi dettagli che hanno reso questo finale di stagione indimenticabile, e coinvolgente sia dal punto di vista dell'azione che emotivo.

Per molti spettatori, la terza stagione è stata la migliore di tutta la serie, e questo finale ne è stato efficacemente il culmine. In effetti bisogna ammettere che la fine di Through the Looking Glass ha la facoltà di cambiare completamente le regole in gioco, non soltanto a livello di trama, ma anche sul piano metanarrativo, con la prima apparizione di un flashforward, capace di rinnovare interamente l'equilibrio della serie. Molto spesso infatti nelle recensioni precedenti, già a partire dalla metà della seconda stagione, ho lamentato che i flashback dei personaggi apparivano piuttosto vacui. L'inconveniente veniva via via risolto con l'introduzione di nuovi personaggi, e quindi con storie fresche da raccontare, ma continuava a presentarsi ed era via via più irritante. È possibile che anche la produzione avesse notato l'insofferenza degli spettatori, e nel tentativo di risollevare la serie prima che precipitasse, sono ricorsi all'introduzione del flashforward, che dà tutta una nuova prospettiva alla narrazione.

Venendo all'analisi degli episodi operata dalla mia cavia, la top 5 dei momenti migliori della vita di Charlie è risultata leggermente stucchevole, ma nell'ambito di una preparazione alla sua imminente morte si può sopportare. Il sacrificio stesso di Charlie è sembrato non del tutto necessario, visto che avrebbe potuto agevolmente uscire dalla stanza e chiudere la porta dall'esterno... ma questo non toglie nulla all'intensità del momento (probabilmente, a posteriori, uno dei migliori di tutto Lost). Abbastanza prevedibili, a suo dire, l'esito della battaglia contro gli Altri alla spiaggia, ed era possibile anche intuire il maggiore twist dell'ultima puntata, ovvero la natura di flashforward delle scene di Jack suicida-depressivo. Meno facile da capire il senso di quel "We have to go back!" che è rimasto nella storia della tv. E quasi comica la comparsa di Walt parecchio cresciuto rispetto a come si ricordava...

Forse a questo punto è ancora più difficile riuscire a intuire come si svilupperà la quarta stagione. Sappiamo per certo che i naufraghi hanno lasciato l'isola, ma lo hanno fatto davvero tramite la nave di Noemi, nonostante grazie a Charlie sappiamo che non si tratta di chi dicono di essere? Gli avvertimenti minacciosi di Ben sono solo un altro tentativo di manipolazione? E in questo caso, perché Jack dovrebbe voler "tornare indietro"? È chiaro che nella quarta stagione avremo un confronto con l'equipaggio della nave, lo sbarco di qualcun altro e possibilmente il salvataggio. Forse una guerra tra questi nuovi intrusi e gli Altri, in cui i naufraghi dell'815 dovranno decidere da che parte schierarsi? Sarà interessante vedere cosa succederà quando Desmond riporterà il messaggio di Charlie, e la speranza di essere salvati vacillerà di nuovo... ma poi, a pensarci bene, i protagonisti vogliono davvero essere "salvati"?

Riepilogo pubblicazioni 2013



Ok, questa cosa piace meno a me che a voi, ma è doveroso. Come a inizio 2013 ho buttato giù una lista delle pubblicazioni dell'anno precedente, anche quest'anno mi pare il caso di fare lo stesso. Perché lo so che siete pigri, e che nella pagina dedicata proprio alle pubblicazioni non ci andate se proprio non ve lo dico io.

E allora proviamo così, citando in ordine retrocronologico tutte le mie comparizioni in qualunque forma di pubblicazione:




La lista forse non è molto corposa, ma contiene un paio di titoli notevli, primo tra tutti Spore, la mia prima raccolta personale, un altro piazzamento nell'ambito del Trofeo RiLL, il mio secondo ebook... insomma, a posteriori posso ritenermi soddisfatto del lavoro svolto nell'anno 2013.

Anche perché, dei tre obiettivi che mi ero fissato proprio in quel post analogo di inizio anno, ne ho soddisfatti due: mi sono dedicato ancora agli ebook e sono riuscito a scrivere Retcon. Che poi questa storia veda mai la luce è un altro discorso, ma intanto il romanzo esiste. Ho mancato l'obiettivo di tradurre in inglese qualche mio lavoro, e francamente non so se nel corso del 2014 ci vorrà ancora provare, perché attualmente voglio concentrare le risorse in altre direzioni.

Quali sono quindi gli obiettivi di scrittura per il 2014? Due credo di poterli fissare: voglio pubblicare altri ebook (e uno è già uscito a inizio anno) e tentare di scrivere un altro romanzo, che forse potrebbe essere l'estensione di Sinfonia per theremin e merli o forse qualcosa di diverso. Inoltre ho deciso di approcciarmi in modo diverso a concorsi e selezioni: sarò molto più choosy, e da quest'anno lascerò perdere i concorsi che hanno come unico premio per i finalisti la pubblicazione in una raccolta con X racconti di X autori. Questo perché, obiettivamente, dopo alcuni anni di carriera e un buon numero di pubblicazioni sulle spalle, non credo di aver niente da guadagnare in "visibilità" da un'ennesima raccolta di questo tipo. Non si tratta di un problema di presunzione, ma di razionalizzazione delle risorse. Mi focalizzerò quindi su concorsi che prevedano premi più concreti ($€£!!!) o pubblicazioni di maggior prestigio, e lascerò perdere tutta quella fiumana di concorsini che nascono e muoiono nel giro di qualche mese. Il che non vuol dire che non parteciperò anche a progetti più "amatoriali", perché ci sono alcuni a cui sono affezionato, come N.A.S.F. e Skan Magazine. Ma dubito che mi troverete ancora nelle varie "365 racconti" e similari.
 


Detto questo, spero che continuerete a seguirmi se già lo facevate, che inizierete a seguirmi se ancora non eravate dei miei, o che facciate indigestione di prugne se non vi interessa niente delle mie attività letterarie.

Massimo Lopez, e la considerazione del doppiaggio in Italia

Ammetto che questo mio post potrà sembrare superficiale, qualunquista, scritto senza una reale comprensione dei meccanismi che regolano il settore di cui sto per parlare. Lo premetto fin da subito, e accetterò con umiltà chiarimenti e segnalazioni. Tuttavia quello che vado a illustrare è anche il punto di vista che rimane a un "fruitore finale", quindi qualcosa di vero c'è comunque, se la regola del cliente che ha sempre ragione vale sempre.

Questa riflessione scaturisce da due fattori principali. Uno è la notizia (già vecchia di qualche mese) che dopo la morte di Tonino Accolla, storica voce italiana di Homer Simpson (e di Jim Carrey ed Eddie Murphy, per esempio), al suo posto è stato presso Massimo Lopez, che ha convinto la produzione con queste sue interpretazioni:


Il secondo fattore, che è poi il vero casus belli, è che ieri sera sono andato a vedere al cinema Dragonball Z: Battle of Gods. Non è questa la sede per parlare del film in sé*, e delle ragioni che mi hanno portato a spendere 8,50 € per vederlo. Il fatto è che, andando dopo tanti anni a vedere una nuova storia di uno dei cartoni (sì, vabbene, anime) con cui sono cresciuto, mi aspettavo di reimmergermi nella stessa atmosfera, ritrovando personaggi e situazioni familiari. Per questo mi sono sentito un po' spaesato, e parecchio deluso, quando ho sentito le voci dei protagonisti: tutte diverse. Tutte.

Chiarisco innanzitutto che la mia non è una critita al lavoro dei doppiatori in sé*, quanto piuttosto al sistema con cui il doppiaggio viene gestito. Capisco che esistano esigenze di produzione e circostanze di forza maggiore per le quali non è sempre possibile portare gli stessi doppiatori a dare la voce agli stessi personaggi. Il caso di Tonino Accolla ne è l'esempio principale: è ovvio che qualcun altro deve poter dare la voce ad Homer Simpson anche adesso. Ma possibile che la distribuzione italiana non riesca a trovar il modo di mantenere fedeli le voci e gli adattamenti dei dialoghi?

Il problema infatti non si presenta solo nelle voci, ma anche nelle traduzioni e nel modo in cui parole e nomi sono trasposti. In questo Battle of Gods, il nome Saiyan di Goku è "Kakarot" invece del "Kaarot" che fin dall'inizio di Dragonball Z era stato usato dagli altri Saiyan. Lo stesso vale per altri personaggi (Piccolo, che abbiamo sempre conosciuto come Junior), e anche per alcune singola parole: "Saiyan" viene pronunciato "Sàian", invece del "Saiàn" che era sempre stato proposto al pubblico.

Faccio degli altri esempi nell'ambito di Futurama, che conosco molto meglio, ma nel quale si verificano episodi simili. A parte il cambio delle voci di alcuni personaggi anche principali (come il Professore) a partire dalla stagione 6, ci sono altri personaggi il cui nome italiano varia da un episodio all'altro: è l'esempio di Lrrr, che in episodi successivi viene chiamato anche Goffredo (wtf!?). Senza considerare che Turanga Leela a volte viene chiamata Sora Leela... forse con l'intento di montare una gag citando Sora Lella?

C'è anche un'altra questione: se anche si rende necessario cambiare doppiatore, perché questo dovrebbe significare cambiare anche la voce del personaggio? Possibile che i doppiatori non siano in grado di riprodurre una voce diversa dalla loro? In fondo è il loro mestiere, entro certi limiti qualunque professionista dovrebbe riuscire a riprodurre la voce storica di Homer Simpson. Sempre citando Futurama, che mi è più familiare, nel commento audio di un qualche episodio, a cui spesso partecipano diversi dei doppiatori, tre di questi hanno proposto un gioco agli spettatori: tutti e tre avrebbero parlato con la voce di Zoidberg, e gli ascoltatori avrebbero dovuto capire chi era l'originale (che sarebbe Billy West, che fa le voci di Fry, Prof, Zoidberg, Brannigan...). Le tre voci che si sentono, in effetti, sono perfettamente identiche, ed è impossibile distinguerle. Perché questa stessa capacità non è richiesta ai doppiatori in Italia? Perché Lopez è stato scritturato nonostante la sua voce sia una parodia alquanto irritante di quella di Accolla?

Il discorso, in ultima analisi, si risolve con un'unica constatazione: la distribuzione italiana non si cura di questi particolari. Per chi cura la produzione e l'adattamento delle versioni straniere, non è importante che la voce sia diversa o meno. Non fa differenza, secondo loro, che Goku cambi nome e non abbia più la voce che lo caratterizza, non conta che, per un prodotto di animazione, buona parte della caratterizzazione del personaggio sta proprio nella voce e nelle espressioni vocali con cui si esprime. Forse alla radice di tutto c'è il discorso "è solo un cartone", ma al di là di questo, si tratta di una fatale mancanza di rispetto nei confronti degli spettatori. E anche di buon senso: perché io non riesco a credere che tra tutte le persone coinvolte nel doppiaggio di Battle of Gods non ce ne fosse una-dico-una che sapesse che Goku si è sempre chiamato Kaarot e i Saiyan sono "Saiàn", non "Sàian". Con che criterio queste parole sono state cambiate, dissipando tutto quel senso di nostalgia che è il movente principale che ha portato la gente a vedere questo film?

Purtroppo il punto di arrivo è sempre quello, ed è triste imbattersi così di frequente in questi esempi di cenciate in faccia allo spettatore, che, teoricamente, dovrebbe sempre avere ragione.





*Fa cagare, nda.
**Tranne quello di Goten, probabilmente il nipote del direttore del doppiaggio che ha imparato a leggere da poco

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