Immagine # 30

Una macchina procede sulla strada a velocità normale. Accosta nei pressi del marciapiede, sul lato sinistro della carreggiata. Il guidatore apre lo sportello e si sporge fuori. Espelle uno scroscio di vomito. Prende una bottiglietta d'acqua, si sciacqua la bocca con un sorso, e sputa di nuovo. Poi richiude lo sportello e riparte.


Immagino che a tutti sia capitato di sentirsi male in macchina, ogni tanto. Io personalmente ricordo solo un episodio di quando avevo 7-8 anni, ma insomma, sono cose che succedono. A stupirmi della scena descritta, alla quale ho assistito dalla finetra del secondo piano che dava sulla strada, è stata l'estrema efficienza con cui l'automobilista ha espletato la sua funzione, dando sfogo al suo malessere e rimettendosi in marcia in meno di trenta secondi. Immagino che avesse degli impegni proprio importanti ai quali dedicarsi.

Coppi Night 22/07/2012 - Uomini uomini uomini

Mentre ci sono film che di diritto entrano nella storia del Coppi Club come i migliori mai proiettati, ce ne sono altri che, al contrario, si aggiudicano all'unanimità la nomination per la flop ten. È il caso di questo film, scritto e diretto da Cristian De Sica, uno dei miei storici arcinemici delle serate domenicale, che con regolarità viene riproposto (in particolare da uno dei Membri, lo stesso che insiste con Celentano, Pozzetto e Bud Spencer). Il film era stato presentato come una delle solite commedie, sconosciuta ai più, in cui altri attori "di rilievo" (Haber, Gullotta...) arricchivano il cast. La ricercatezza ne faceva (agli occhi dell'Anfitrione) un prodotto d'élite.

L'Anfitrione si sbagliava. Non si tratta di una commedia, anzi. Il tono è (almeno nelle intenzioni) drammatico, le storie mostrate tormentate, i rapporti tra i personaggi tesi. Ci sono gag e battute, principalmente intese come un'imprecazione lanciata qua e là, ma non sono la parte principale, e nemmeno rilevante. Tutto ruota intorno al gruppo di quattro amici omosessuali, ossessivamente in cerca di nuovi ragazzoni da prosciugare, in una catena di relazioni irritante quanto inutile. Quel che è peggio, è che la storia non ha alcuno scossone, procede di episodio in episodio, mostrando le vite dei protagonisti, con vicende spesso indipendenti tra loro, senza alcun tipo di climax finale, e con il forzato stratagemma di una voce fuori campo per tenere insieme le fila della narrazione che altrimenti non troverebbe un senso. Se tutto ciò dovrebbe essere la versione gay di Amici miei, non funziona, direi (sì, l'ho fatto per amor di rima).

A questo bisogna aggiungere che, con tutta l'apertura mentale di una persona cresciuta nell'era di Internet, vedere Haber nudo e bagnato sotto la doccia che bacia un militare che ha appena millantato di avere una mazza ben superiore alla media, mette a dura prova la resistenza di stomaco, in particolare dopo aver mangiato una pizza tonno cipolla e pomodoro a fette e un semifreddo crema e cioccolato. Inoltre, è fastidioso constatare come in una delle scene finali, quando il gruppetto ci va giù pesante con un nuovo amico, arrivando pericolosamente vicino allo stupro, si voglia far passare questa vicenda come una "bravata", uno scherzone che il nuovo arrivato non ha saputo apprezzare. Francamente, non credo che faccia differenza il fatto che la vittima fosse a sua volta un uomo, quella era violenza sessuale, cazzo!

In definitiva, un film non solo deludente, ma piatto, pesante da sopportare. I tentativi di illustrare il dramma del'omosessuale nella società non hanno buon esito, visto che le difficoltà presentate non sembrano diverse da quelle che chiunque deve affrontare. Gli unici momenti divertenti sono un ultimo sketch di Haber (macabro ma efficace) sulla sieropositività, e i sottotitoli inglesi nei quali "Luca Carboni" veniva tradotto con "Bruce Springsteen". D'altronde è risaputo che Springsteen è il Carboni statunitense.

Futurama 7x03 - Decision 3012 / Verdetto 3012

In Futurama, a differenza di altri show affini, il tempo scorre. Il "canone" a cui si fa spesso riferimento, e che viene modificato con successive aggiunte e nozioni, comprende anche il passare del tempo: quando Fry emerge dal laboratorio di criogenia è appena iniziato l'anno 3000, ma quando ci ritorna insieme a Lars dopo aver sconfitto i nudisti, è il capodanno del 3008. Tutta la sesta stagione è indicativamente ambientata nel 3010 (un millennio dopo il suo anno di realizzazione), e la settima stagione attualmente in corso avviene nel 3012. Certo, il passare del tempo non è rigoroso, e non influenza in modo evidente i personaggi (in particolare: non li vediamo invecchiare), perché il contesto in cui gli episodi sono ambientati deve necessariamente rimanere familiare. Nonostante questo, in Futurama si tiene anche conto del calendario. Infatti, già nell'episodio precedente si faceva riferimento all'apocalisse prevista per il 3012, e sempre nel corso di quest'anno sono previste le nuove elezioni per eleggere il Presidente della Terra. È questa la "decisione" del titolo.

Fin dall'episodio A Head in the Polls della seconda stagione, Richard Nixon (o meglio, la sua testa) è stato Presidente della Terra, salvo durante la breve interruzione di dominio Omicroniano di Lrrreconcilable Ndndifferences. Come Nixon mantenga il suo potere non è ben definito, ma si suppone che le elezioni da lui vinte nel 3000 si siano in seguito ripetute, ed egli sia stato in grado di mantenere il suo titolo. Adesso, nel 3012, mentre buona parte degli opponenti non rappresentano una minaccia, un giovanotto serio e impegnato sta guadagnando una fetta sempre più vasta di elettorato. La trama di fondo di Decision 3012 verte proprio sulla battaglia elettorale tra Nixon e Travers: il secondo, supportato da Leela (come sempre impegnata in cause di rilevanza etica/sociale), diventerà un avversario temibile, e il Presidente in pericolo, a sua volta supportato da Bender, cercherà di screditare il nuovo senatore, accusandolo di non essere nato sulla Terra. Per difenderlo dalle accuse, Leela si recherà con gli altri alla ricerca del suo certificato di nascita, in un ospedale in Kenya, dove si scoprirà la vera origine di Travers.

Fin dalle prime scene, in cui Nixon attira pubblico al suo comizio con l'esca di birra gratis, questa si presenta come una puntata a contenuto principalmente satirico, come poteva esserlo nella stagione passata Attack of the Killer App, mentre il tema politico è più affine a Proposition Infinity, che a sua volta era basato su una battaglia di carattere sociale. Il riferimento ad alcuni casi attuali è piuttosto evidente, viste le accuse mosse a Travers, piuttosto simili a quelle fatte all'epoca all'attuale Presidente USA, e la sottile coincidenza per cui Travers stesso è nato in Kenya, proprio come Obama (che peraltro era già stato citato in altri episodi, e appare anche in una sorta di cameo nel 1988 in Cold Warriors). Il modo in cui Nixon conduce la sua campagna elettorale, le strategie per battere l'avversario, e le reazioni mostrate dall'elettorato, contribuiscono tutte a mostrare il livello di superficialità che generalmente si riscontra a questi livelli in tutte le "democrazie". Si potrebbe anche pensare che l'intento della storia fosse quello di "denunciare" questa superficialità, ma visto che l'unico personaggio davvero coinvolto è Leela, che più volte si è impegnata in cause perse, e considerato l'amaro epilogo, è difficile credere che ci sia qualcosa oltre la mera constatazione di un sistema ormai evidentemente inefficiente, che si basa sull'immagine piuttosto che sui contenuti e sull'affermazione del male minore piuttosto che del possibile cambiamento. Le cose funzionano così nel 2012, e continueranno ad andare in questo modo anche mille anni dopo.

Considerando il tema "serio", l'episodio è comunque leggero, e riesce a essere divertente, soprattutto per la presenza di un Nixon in piena forma. La storia di Travers, per quanto inaspettata (non appena accusato di non essere nato sulla Terra, si pensa che possa essere un alieno mascherato... ma non è così!), è forse un po' forzata all'interno della storia, e richiama alcuni elementi precedenti di Bender's Big Score che finora sembravano essere dimenticati. Per quanto faccia piacere vedere richiamati anche i lungometraggi, che spesso sembrano rimanere esterni al "canone", l'effetto non è del tutto naturale, e il finale piuttosto frettoloso lascia qualche perplessità. In ogni caso, la storia rimane comunque buona e la puntata godibile, per cui il giudizio rimane positivo, anche se non entusiastico. Voto: 7/10

Dal libro al film: Fiori per Algernon / Charly

Non ripeto qui la premessa che ho fatto in occasione del primo post "dal libro al film", e vi rimando ad esso (che trattava The Prestige) per il disclaimer d'occasione sul paragone tra libri e film. Possiamo quindi procedere direttamente ad affrontare il libro in questione e il film da esso tratti. In questo caso si tratta di opere forse non universalmente note, ma che nel loro settore sono considerate dei classici. Breve storia per chiarire l'argomento.

Fiori per Algernon è un racconto del 1958, successivamente ampliato in romanzo nel 1966, scritto da Daniel Keyes, autore di fantascienza non troppo prolifico, ma che con questo suo lavoro ha segnato indelebilmente il genere. Il racconto, scritto in forma di diario, segue la storia di Charlie Gordon, un ritardato che viene sottoposto a un eseperimento per l'aumento delle facoltà mentali. La tecnica funziona in pieno, e gradualmente Charlie diventa non solo una persona "normale" (in termini di QI), ma un vero e proprio genio. Naturalmente questo comporta alcuni decisivi stravolgimenti nella sua vita, e buona parte della storia verte proprio sul confrontro tra la vita da "stupido" e quella da "intelligente". Pur trattandosi di fantascienza, Fiori per Algernon è un esempio di quel sottogenere cosiddetto "umanistico", in cui non sono tanto le tecnologie e la specualzione futurologica ad essere il nucleo centrale, quanto l'impatto a livello personale (intellettivo ed emotivo) sull'uomo di situazioni estreme, come può esserlo appunto un aumento massiccio dell'intelligenza. Due anni dopo l'uscita del romanzo (nel quale l'autore, riprendendo essenzialmente la storia del libro, amplia alcune sezioni sui rapporti del protagonista con la sua famiglia), è stato diffuso il film Charly (in Italia: I due mondi di Charly), interprato da Cliff Robertson, che ha vinto per questa performanche l'Oscar come miglior attore.

Il tema dell'aumento dell'intelligenza è uno dei più diffusi nella fantascienza, anche se forse si può pensare che lo sia diventato in particolare dopo l'uscita di questa storia. Anche in opere moderne e di vario genere si ritrova questa idea di base: film come Limitless,  l'episodio Overclockwise in Futurama e anche HOMR ne I Simpson (quest'ultimo in particolare ha anche altre affinità nello sviluppo e nell'epilogo della storia). L'argomento risulta sempre sitmolante e affascinante, perché ponte all'attenzione un problema complesso che da sempre ogni persona si è trovata ad affrontare, ovvero la scelta tra ragione e sentimento, intelletto e felicità. Questo perché, di fatto, la vita di Charlie (e degli altri protagonisti di storie simili) non migliora una volta acquisite maggiori facoltà mentali. Anzi, una maggior capacità di comprensione sembra condurre solo a una maggior concentrazione di problemi da risolvere, così come la realizzazione del proprio precedente stato di ottusità causa frustrazione e sconforto. Insomma, in generale pare che il messaggio sia "beata ignoranza". Ma Fiori per Algernon non si ferma a questo. Il libro infatti non tratta solo l'aumento dell'intelligenza, ma si sofferma anche a mostrare come la dimensione emotiva del protagonista si faccia più complessa e sfaccettata, come i desideri e le pulsioni entrino in contraddizione, come i traumi passati e presenti vengono rielaborati alla luce delle nuove facoltà, incidendo profondamente sulla personalità del protagonista. Da questo punto di vista, si tratta sicuramente della storia più completa su questo tema, al punto che qualunque storia simile scritta in seguito non può ch essere una sua riproposizione.

Il film, che riprende il progetto di una miniserie televisiva di alcuni anni prima, anch'essa interpretata da Cliff Robertson (che ne aveva poi acquistato i diritti), riesce, pur in modo diverso dal libro, a rendere evidente il cambiamento che avviene in Charlie. Se infatti nel racconto leggevamo il diario del ragazzo, in cui si notava il progressivo miglioramento della scrittura, con una crescente complessità di frasi, lessico e punteggiatura, nel film è l'interpretazione di Robertson a passare da quella di un ingenuo baccellone a un uomo serio e sicuro di sé, per quanto tormentato interiormente. Il cambiamento è notevole, e verso la fine, quando il Charlie-genio rivede alcune immagini di se stesso nella sua condizione di ritardato, il confronto è palese e sconvolgente. Il cambiamento è però così naturale che (al pari del libro), non ci si rende conto che sta avvenendo finché non appunto non si paragonano direttamente i due differenti stati. A questo proposito, si dice che ogni attore ha una sola possibilità di interpretare un personaggio con un ritardo mentale, e che dalla sua prestaizone si decide se sia un bravo attore o uno mediocre (pensate a Tom Hank, Dustin Hoffman...): in questo caso, Robertson si è sicuramente dimostrato un eccellente professionista.

I punti di contatti tra libro e film sono molto stabili, in particolare nelle fasi iniziali in cui viene mostrata la vita di Charlie e i primi test a cui viene sottoposto, prima dell'esperimento vero e proprio. Anche le fasi immeidatamente successive, quando Charlie raggiunge un QI nella media, e diventa quindi intelligente quanto i suoi colleghi del pastificio, sono resi in maniera molto efficace, soprattutto quando i colleghi iniziano a mostrare i primi segni di animosità nei confronti di quello che finora era stato il loro scemo del villaggio. Qualche differenza si ha in seguito, quando Charlie, più che normodotato, inizia a instaurare una relazione con la dottoressa Kinnian, la sua giovane insegnante. Nel libro questo sentimento era presente, ma forse non predominante rispetto ad altri, come (almeno nel romanzo) la ricerca dei genitori, e l'autoanalisi di progressi ed effetti della terapia per l'aumento dell'intelligenza. Nel film, cedendo probabilmente ad esigenze di mercato, la componente sentimentale viene esaltata maggiormente, tanto che nelle locandine dell'epoca Charly viene presentato principalmente come una storia d'amore. Anche le fasi finali sono meno approfondite nella versione cinematografica, e (cercando di non spoilerare troppo) si assiste alla relizzazione da parte di Charlie del suo destino, che però non si vede compiere, come invece avveniva nel diario scritto da Keyes. Si può quindi dire che il film riproduce in modo abbastanza fedele la storia originale, e sicuramente riesce a coglierne quelli che sono i temi di fondo, pur spostando in seguito l'attenzione su aspetti particolari, che nel racconto erano presenti ma non determinanti. Charly rimane comunque un'opera del tutto valida, ben realizzata e adatta a qualsiasi pubblico, così com Fiori per Algernon pur essendo classificato nella categoria "fantascienza" è una storia accessibile a chiunque, e commovente come poche (parole che mi sono state dette da persone che non avevano mai sentito nominare Robert Heinlein, garantisco).

A questo punto, se avete letto tutto, e siete riusciti a non chiedervi chi sia questo "Algernon" del titolo, mi pare giusto rivelarvi che non si tratta del professore che esegue l'operazione su Charlie, né di suo padre, né del suo amico immaginario, né di una divinità norrena al quale vengono compiute offerte floreali. Algernon è un topo. Quale ruolo abbia all'interno della storia, credo che dovrete scoprirlo da soli.

Ultimi acquisti - Luglio 2012

Solitamente non faccio acquisti in mesi successivi (per mere ragioni di disponibilità monetaria), infatti dopo gli aquisti di giugno non mi sono di nuovo recato di nuovo da Mastelloni, ma mi sono fatto prendere dal catalogo dei titoli disponibili di un venditore su Discogs, e visti gli ottimi prezzi non ho potuto evitare di comprare qualcuno. Mi sembra quindi doveroso elencare comunque le nuove aggiunte alla mia collezione musicale.

Comincio con questo album di Gui Boratto, perché è stato da qui che è partita la mia ricerca. Da tempo infatti avevo intenzione di trovare Chromophobia, il primo album del dj brasiliano, risalente al 2007. In realtà lo cercavo principalmente per esigenze collezionistiche, ma non credevo che potesse essere di valore pari a Take My Breath Away del 2009. Invece già in Chromophobia si trovano tutti gli elementi che fanno di Boratto un grande autore, capace di utilizzare il linguaggio della musica elettronica in modo da renderlo digeribile anche a chi è esterno al genere. Il sapiente uso di melodie e bassi rende alcuni pezzi estremamente orecchiabili, ma non per questo banali. Provate Beatiful Life e mi saprete ridire.


Efdemin si colloca invece su un genere diverso, e si torna a parlare di sana minimal. Il suo Chicago del 2010 si inquadra perfettamente nel genere, con tracce perlopiù lunghe e incentrate sugli elementi base della techno: kick, hat e bassi. La musica è sicuramente ripetitiva (nel senso in cui lo è qualunque musica), ma i ritmi non sono mai invadenti, anzi si fanno ipnotici, e si fa presto ad arrivare a fine traccia senza rendersene conto. Si tratta comunque di un genere che difficilmente rimane gradito a chi non apprezza la techno nelle sue forme più originarie.





Alex Smoke è un'artista di secondo piano, e in effetti non posso dire di averlo seguito nella sua carriera. Conoscevo però alcune tracce contenute in Incommunicado, per cui trovandomelo davanti a 6 euro ho deciso di dargli una possibilità. A posteriori, l'album mi è piaciuto oltre le aspettative, perché tutti i pezzi sono una piacevole mistura di techno ed electro, che partendo da una regolare base in 4/4 aggiungono suoni, effetti e distorsioni in grado di sorprendere l'ascoltatore. Tra le 14 tracce dell'album ce ne sono almeno cinque davvero eccellenti, e tutte le altre si mantengono comunque su un buon livello.




Apparat è già stato citato su questo blog, quando ho parlato del suo album in collaborzione con Ellen Allien Orchestra of Bubbles. Qui invece lo vediamo applicarsi da solista e i risultati sono estremamente soddisfacenti. In realtà non andavo a scatola chiusa, perché conoscevo già le tracce contenute in Walls, album del 2007 che forse è il più rappresentativo dello stile del dj tedesco. Anche in questo caso, trovandomelo a disposizione a un prezzo eccellente, ho subito colto l'occasione di aggiungerlo alla collezione. Il genere non è di facile definizione, e si possono citare etichette come IDM, post-rock e downtempo, ma al di là di questo, si tratta sicuramente di un'elettronica avvolgente e ispirata. I toni sono quasi sempre malinconici quando non dichiaratamente negativi (come in Arcadia, di cui si trova anche un splendido video), ma la musica cela comunque una profondità, tanto nei suoi quanto nei testi, che raramente si riscontra in altri lavori di genere affine.


Abbiamo parlato di Apparat solista, e ora si torna ad Apparat in gruppo. In effetti ho appreso solo in tempi relativamente recenti che Moderat = Modeselektor + Apparat, ma questa scoperta non ha fatto che confermare i miei sospetti di grandiosità dell'artista. L'omonimo (e finora unico) album Moderat contiene pezzi di grande qualità, che variano dalla techno al dubstep, nei quali si avverte l'impronta dei molteplici autori. Sonorità profonde e fortemente emotive, con un utilizzo eccezionale di basi elettroniche unite a strumenti "classici" quali chitarre e bassi. Anche in questo caso, musica che valica i confini di genere, e se non è universalmente conosciuta non è per questioni di qualità, ma solo perché le sue origini underground non le consentono di raggiungere un pubblico più vasto della nicchia degli appassionati di elettronica.


Concludiamo con quella che considero la perla di tutto lo stock, e che è stato l'oggetto a convincermi a concludere l'acquisto. Cercavo Flora e Fauna, primo album di Domink Eulberg, già da parecchio tempo. E qui, come in Bionik, come in Heimische Gefilde, ci troviamo di nuovo davanti a una genialità che ha pochi rivali nell'attuale panorama. Si parla di techno, di quella seria, pure con qualche virata melodica e accenni di neotrance, ma in ogni caso la musica di Eulberg, coi suoi chilometrici titoli in tedesco dedicati ad animali e fenomeni naturali, è sempre una rivelazione. Non so come faccia questo appassionato ornitologo, ma il primo ascolto di ogni traccia produce delle scariche di meraviglia ed estasi che portano quasi alla commozione. L'ho ascoltato per la prima volta in ufficio, ed ero costretto ogni pochi minuti a fermarmi e chiudere gli occhi, per assaporare appieno la complessa armonia che i suoni suscitavano. È difficile da descrivere, ma è quanto di più autentico si possa chiedere dalla musica. Non sto a consigliarvi pezzi specifici, perché non vi piaceranno. Ma in questo caso, che non piacciano a voi non mi interessa. Che fossimo nel mondo anche solo io e Dominik a godere di questa musica, sarei comunque soddisfatto.

[quote] # 15

Quello che segue è un (lungo) brano tratto da La guerra contro gli Chtorr, romanzo di David Gerrold, primo di una saga dedicata al conflitto tra gli umani e invasori extraterrestri che non solo cercano di occupare la Terra, ma ne trasformano l'ecologia per adattarla alle proprie esigenze. La serie (attualmente incompleta) segue principalmente le vicende del soldato Jim McCarthy, ma come avviene spesso nella "military sf" (da Starship Troopers in poi) il tema della guerra fa da spunto per riflessioni di carattere storico/sociologico/politico anche piuttosto forti.

Ne è un esempio proprio questo brano, in cui un professore universitario illustra con un esempio pratico come si fa a instaurare una tirannia e come la si può sconfiggere. Non dico che sia un testo con valore di attualità, ma, insomma, nemmeno lo nego.


– Quanti di voi pensano che sia giusto ribellarsi a una tirannia?
Immediatamente si alzarono alcune mani. Poi qualche altra, incerta, come se avessimo paura che significasse offrirsi volontari per il fronte. Poi qualche altra ancora. Whitlaw non aspettò di vedere se c'era l'unanimità. Indicò uno di quelli che non avevano alzato la mano. – E tu? Non credi che sia giusto?
– Penso che lei dovrebbe definire meglio i termini della questione. È stato troppo generico. Quale tirannia? Di che tipo?
Whitlaw si irrigidì e fissò il ragazzo con occhi socchiusi. – Fai parte del circolo culturale? No? Dovresti prendere in considerazione questa possibilità. Sei il tipo adatto... eviti di affrontare il problema. Va bene, ti voglio aiutare... – chiuse il libro. – Diciamo che questa stanza è lo stato di Miopia. Io sono il governo. Voi siete i cittadini. Voi sapete che i governi hanno bisogno di soldi. Così la prima cosa che faccio è imporre le tasse. Voglio un casey [la moneta in uso nell'epoca in cui è ambientato il romanzo] da ciascuno di voi. – Cominciò a camminare fra i banchi. – Dammi un casey. No, non sto scherzando. Queste sono le tasse che dovete pagare. Dammi un casey. Anche tu. Mi dispiace, non accetto assegni o banconote id carta. Cos'hai detto? Sono i soldi per il pranzo? Cribbio, questo è un guaio! Purtroppo le esigenze del governo hanno la precedenza.
– Ma questo non è giusto!
Whitlaw si fermò, la mano pian di monete. – Chi è che ha parlato? Portatelo fuori e giustiziatelo per sedizione!
– Un momento! Ho il diritto a un processo equo!
– L'hai appena avuto. E ora sta zitto. Sei stato giustiziato. – Whitlaw continuò a raccogliere i soldi. – Mi dispiace, voglio il denaro contato. Non ce l'hai? Non ti preoccupare, allora trattengo gli altri quattro casey come soprattassa. Considerala una multa per il fatto di aver pagato le tasse con banconote di carta. Grazie. Grazie... cinquanta, settantacinque, un casey. Grazie. Allora, ho racolto quarantotto casey. Il che significa che posso andare a farmi una bella mangiata. Domani ricordatevi di portare tutti un altro casey. Da oggi in poi riscuoterò le tasse tutti i giorni.
Ci guardammo l'un l'altro preoccupati. Chi avrebbe avuto il coraggio di protestare per primo? Ma non era scorretto che un insegnante prendesse soldi dalla sua classe?
Una mano si alzò incerta. – Mmm, signore... vostra maestà...
– Sì?
– Mmm... posso fare una domanda?
– Mmm... dipende da quale domanda.
– Possiamo chiedere cosa farà con il nostro denaro?
– Non è vostro, è mi.
– Ma prima era nostro...
– … e ora è mio. Io sono il governo. – Aprì il cassetto della cattedra e vi fece cadere le monete con grande rumore. – Eh!? Hai la mano ancora alzata?
– Il fatto è che a me sembra... a tutti noi sembra...
– A tutti? – Whitlaw ci fissò con le sopracciglia alzate. – Si tratta forse di un'insurrezione? Sarà meglio che mi procuri dei mercenari. – Arrivò faticosamente fino in fondo all'aula e puntò il dito verso i ragazzi più alti e robusti della classe. – Tu, tu e... sì, tu. E anche tu. Venite con me. Siete arruolati. – Aprì il cassetto e ne tirò fuori alcune monete. – Ecco, due casey per ciascuno. E ora non fate avvicinare questa marmaglia al palazzo reale.
I quattro ragazzi sembravano incerti. Whitlaw li spinse tra sé e la classe. – Allora... cosa stavate dicendo?
Signor Whitlaw? – Janice MacNeil, una ragazza alta e bruna, si alzò in piedi. – Va bene, abbiamo capito. Adesso ci ridia i nostri soldi... – Janice era una rappresentante degli studenti. Un Whitlaw ghignante fece capolino da dietro le spalle dei due “soldati” più alti: – Ah, ah. Ma questo non è un gioco. Che cosa hai in mente di fare?
Janice non s'innervosì. Disse: – Mi rivolgerò a un'autorità superiore.
Whitlaw stava ancora ghignando. – Non ce ne sono. Questo corso è autonomo. Vedi quel cartello sul muro? È lo statuto del Sistema Federale Educativo. Sei stata in quest'aula tutti i giorni per diciotto settimane e scommetto che ancora non l'hai letto, vero? Peccato... perché quando ti sei iscritta a questo corso hai automaticamente accettate quel regolamento. Io ho potere assoluto su tutti voi.
Certo, lo so! – ribatté lei. – Ma io sto parlando del mondo reale, quello in cui viviamo. Lei deve darci indietro i soldi!
No, tu non hai capito niente. – Whitlaw le sorrise. – È questo il mondo reale. Proprio questo. E io non devo darti proprio un bel nulla. Il governo federale mi ha autorizzato a fare qualunque cosa io consideri necessaria per lo svolgimento del corso. Questo significa che posso imporre tasse... se lo ritengo necessario.
La ragazza incrociò le braccia. – Va bene, ma noi possiamo rifiutarci di collaborare.
Whitlaw si strinse nelle spalle. – Benissimo. Ti farò arrestare.
Che cosa!? Mi manda dal preside?
No, ho detto arrestare nel senso di “conosci quali sono i tuoi diritti” e ti sbatto in galera, agli arresti, in guardina, alla Bastiglia, alle Tombe, alla Torre di Londra, all'Isola del Diavolo, ad Alcatraz... mi sono spiegato?
Lei sta scherzano.
Niente affatto. Vuoi vedere?
Ma non è giusto!
E allora? Hai accettato il regolamento e dunque perché adesso ti lamenti? – Sospinse due dei suoi soldati. – Sbattetela fuori... e anche quell'altro, quello che abbiamo giustiziato prima. Sono espulsi. – I soldati di Whitlaw non avevano un'aria molto soddisfatta, ma cominciarono a dirigersi verso i due ragazzi.
Janice sembrava veramente impaurita, e raccolse i suoi libri e il bloc-notes e uscì.
Aspettate nell'aula acanto fino alla fine della lezione – disse Whitlaw. – C'è nessun altro che vuole mettere in dubbio l'autorità di questo governo?
No. Non c'era nessuno.
Bene – Whitlaw sedette e appoggiò i piedi sulla cattedra. – Espellerò chiunque apra bocca a sproposito. – Prese un libro e una mela e aprì il libro. Di quando in quando dava un morso alla mela facendo molto rumore per ricordarci la sua presenza.
L'esercito sembrava incerto sul da farsi. – Ci possiamo mettere a sedere, signore?
No, naturalmente. Siete in servizio.
Noi ci scambiavamo occhiate. Dove voleva arrivare? Il tipo al quale Whitlaw aveva consigliato di entrare in un circolo culturale si chinò in avanti e bisbigliò a un amico. – Ci sta sfidando a fare qualcosa.
Be', provaci tu. Io non voglio essere sbattuto fuori.
Ma non capisci... se ci organizziamo...
Whitlaw balzò in piedi lanciando occhiate di fuoco. – Che cosa!? Questa è sovversione! – Si avvicinò al tipo da circolo culturale, lo afferrò per la camicia e lo sollevò di peso. – Non te lo permetterò! – e lo trascinò fuori dall'aula.
Durante i pochi istanti che rimase fuori dalla porta scoppiò il pandemonio.
Quell'uomo è pazzo...
– … tutto questo è assurdo...
– … non possiamo fare qualcosa?
Mi alzai in piedi. – Ascoltate! Noi siamo in tanti e lui è uno solo! Non dobbiamo permettergli di farla franca!
Sta' zitto, Jim! Così ci metti in guai ancora più grossi.
Fallo parlare...
Hai qualche idea, Jim?
Be', no... però...
In quel momento rientrò Whitlaw e io m'infilai di nuovo nel banco a tutta velocità.
Whitlaw si rivolse alle sue truppe: – Che razza di esercito siete? Lascio la stanza per meno di un minuto e quando torno trovo degli agitatori che incitano la marmaglia a insorgere! Vi ordino di arrestare ed espellere chiunque si è lamentato... o caccerò voi!
Toccò a cinque di noi.
Non c'è nessun altro? – ringhiò Whitlaw. – Se vi fate sfuggire qualcuno, saranno le vostre teste a cadere.
L'esercito sembrava impaurito. Si consultarono tra loro bisbigliando e poi indicarono altri tre ragazzi che insieme a noi cinque furono accompagnati fuori dalla classe. – Ma io non ho detto niente! – Joey Hubre stava per piangere. – Diglielo! Implorò rivolto al suo gemello.
Fallo... – urlò Withlaw –... e caccerò anche te. Anzi, è meglio che te ne vada comunque anche tu... è probabile che siate tutti e due dei piantagrane.
Ormai nella classe accanto alla nostra eravamo in dodici e stavamo seduti a guardarci con aria depressa. Eravamo confusi, sorpresi, e veramente offesi. Potevamo sentire Whitlaw che urlava. E poi all'improvviso si fece silenzio. Un momento dopo tre nuovi esiliati si aggiunsero al nostro gruppo.
Cos'ha fatto? Ha fatto giustiziare tutta la classe?
No, ha dichiarato silenzio nazionale – disse Paul Jastrow. – È per questo che ci ha cacciato fuori... io ho passato un biglietto e lui h detto che stavo organizzando una congiura.
Cosa sta cercando di provarci? – si lamentò Janice.
Che cos'è la tirannia, credo. È così che ha incominciato, no?
E allora che cosa dobbiamo fare?
È ovvio, dobbiamo ribellarci!
Ma figurati! Non possiamo nemmeno aprire bocca per protestare, come facciamo a organizzarci?
Certo che possiamo organizzarci – dissi. Proprio qui. Organizziamo un esercito di liberazione. I compagni che sono rimasti in classe ci sosterranno.
Sei sicuro? Whitlaw li ha così terrorizzati che si stanno pisciando addosso.
Beh, comunque dobbiamo tentare – disse Hank Chelsea alzandosi in piedi. – Io ci sto.
Io no – disse Paul Jastrow.
Mi alzai in piedi. – Credo che sia l'unica cosa da fare.
Janice si alzò. – A me... non piace molto, ma ci sto anch'io perché dobbiamo fargli vedere che non può comportarsi così.
Altri due ragazzi e una ragazza si alzarono in piedi. Dai John. Joey?
No, no. Non voglio sentirlo ancora urlare.
Ma non ce l'hai con lui?
Voglio solo indietro i miei soldi.
Paul?
Ci sbatterà di nuovo fuori dall'aula.
Aspetta un momento, Jim. – Era Mariette. – Che cosa vuoi che facciamo? Qual è il tuo piano?
Entriamo nell'aula e gli diciamo che la dittatura è finita.
Che bella idea! Lui ci urlerà dietro e ci farà sbattere fuori dall'esercito. Ha arruolato ancora due criminali.
Non sono due criminali...
Tutti i giocati di calcio lo sono, secondo me. In ogni modo adesso sono in sei. Allora, che facciamo?
Cominciarono a rispondere in sei, ma Hank Chelsea alzò la mano e disse: – No, aspettate... Mariette ha ragione! Dobbiamo fare un piano! Sentite, proviamo così. Apriamo tutte e tre le porte dell'aula nello stesso momento. Questo li prenderà di sorpresa. Poi, prima che lui riesca a parlare, le ragazze si avvicineranno all'esercito... no, ascoltatemi. Ci scommetto che non avranno il coraggio di colpirle. Quello che dobbiamo fare è mettere una ragazza vicino a ogni soldato. Poi lei lo abbraccia e lo bacia e gli chiede di unirsi a noi...
...e poi?
...e gli dice che gli daremo il doppio di quanto lo ha pagato lui
Ma lui gli ha dato tre casey a testa.
No, vedrete che si uniranno a noi. Ma solo se ogni ragazza si dedica a un ragazzo. Afferrategli il E gli uomini cosa fanno?
Noi ci occupiamo del capo e pretendiamo che ci consegni il tesoro nazionale.
Discutemmo il piano ancora per qualche minuto e nel frattempo fummo raggiunti da altri due esiliati che immediatamente aderirono alla rivoluzione e dettero alcuni suggerimenti per perfezionare l'attacco. Eravamo quasi pronti quando Joey Hubre tirò su col naso e disse: – E se qualcuno si fa male, cosa facciamo?
Questa osservazione provocò un momento d'esitazione e fummo costretti a rivedere il piano. Ma Paul Jastrow disse: – E allora? Siamo in guerra, no?
No, Joey ha ragione – disse Hank. – Forse a Whitlaw non importa niente se qualcuno si fa male, ma noi siamo un esercito di liberazione e non dobbiamo fare male a nessuno.
A meno che proprio non lo vogliano – borbottò Jastrow.
No, nemmeno in quel caso – ribatté Hank.
Qualcuno ti ha nominato generale? Io no!
E va bene... – Hank alzò le mani. – Votiamo...
No! – dissi io. – Abbiamo già un piano e siamo pronti ad agire. Gli eserciti non votano!
Adesso sì! – disse Jastrow.
Ma non in tempo di guerra! C'è qualcuno che vuole che si voti?
Sì, io voglio ridiscutere questo piano d'attacco...
Ah, splendido! È così che si fanno le rivoluzioni! Ci mettiamo a fare le battaglie parlamentari! Aspettate un momento, ho una copia dei Regolamenti d'Ordine di Robert...
McCarthy, smettila, non fare il cretino!
Ah sì?
Ehi, aspetta un momento... stiamo perdendo di vista il nostro obiettivo. Ci stiamo dimenticando chi è il nostro vero nemico! – Hank Chelsea si mise fra di noi. – Sentite, abbiamo un piano, mettiamolo in atto. Va bene?
Jastrow guardò la mano tesa di Chelsea con aria scettica. – Non sono d'accordo...
Dai, su, Paul... – dissero Mariette e Janice e poi tutti gli altri. Paul sembrò imbarazzato, si strinse nelle spalle e disse: – E va bene. – Ci preparammo tutti insieme a invadere il corso di Etica Globale di Whitlaw.
Lui ci stava aspettando.
Aveva fatto ammucchiare tutti i banchi per formare una barricata a metà aula. Il regno di Miopia aveva costruito la sua linea Maginot.
Ci fermammo e ci guardammo in faccia.
Parlavano di paranoia, ma questo è proprio pazzo! – disse Janice.
Sì, hai ragione, ma io vi avevo detto che non avrebbe funzionato – borbottò Paul.
E adesso che facciamo? – disse Mariette.
Restammo fermi a scambiarci occhiate. – Possiamo buttarli giù?
Possiamo provare – dissi. – Ma non credo che sia questa la maniera di risolvere il problema.
E va bene signor Extrastrong – disse Paul Jastrow. – Che cosa proponi?
Non lo so. Ho solo detto che la maniera forte non mi sembra la soluzione migliore. Credo che dobbiamo usare il cervello. – Mi resi conto che stavo fissando Whitlaw al di là della barricata. Stava prendendo appunti sul suo bloc-notes, ma in quel momento si era fermato e mi fissava con un leggero sorriso. – Mmm... – cercai di dire qualcosa, ma avevo la testa vuota. – Facciamo una riunione. Nel corridoio. Credo di avere un'idea.
Uscimmo tutti insieme nel corridoio. Io dissi: – Penso che dovremmo entrare a negoziare un trattato di pace.
Ma Whitlaw non ha nessuna intenzione di negoziare con noi.
Invece credo di sì – dissi io.
Perché ne sei così sicuro?
Perché altrimenti non possono uscire di lì. Noi controlliamo la parte dell'aula dove si aprono le porte e non credo che abbiano voglia di uscire da una finestra del terzo piano.
Ci fu un attimo di silenzio soddisfatto. Si potevano quasi sentire i sorrisi che spuntavano sulle nostre bocche.
È vero, andiamo. Chi ha un fazzoletto? Abbiamo bisogno di una bandiera bianca...
Rientrammo in forze e annunciammo: – Veniamo in pace. Vogliamo trattare.
E perché dovrei essere d'accordo? Siete un branco di radicali sovversivi espulsi dal sistema perché non avete voluto collaborare.
Questo sistema non funziona – disse Janice. – Ne vogliamo uno migliore.
Sì – disse Mariette. – Un sistema in cui anche noi possiamo dire la nostra.
Ma voi dite già quello che volete. Siete dei ribelli. E a noi i ribelli servono per punirli e dare l'esempio.
Allora non vogliamo più essere dei ribelli!
Peccato – disse Whitlaw da dietro la barriera. – Siete dei mestatori. E il vostro ruolo è quello di ribelli. Siete buoni solo a questo. – Potevamo vedere che stava ghignando.
Lei deve prenderci indietro, Whitlaw... – era Paul Jastrow.
Cosa? Io non devo fare proprio niente!
Sì che deve – dissi io. – Non potete uscire dalla stanza se noi non ve lo permettiamo.
Ahh! – disse Whitlaw. – Avete trovato un terreno di trattativa. E va bene, cosa volete?
Vogliamo indietro i nostri soldi! – strillò Joey Hubre. Ma era proprio Joey?
Vogliamo tornare in classe – disse Janice.
...amnistia! – disse Paul.
...un trattamento equo! – dissi.
...una carta dei diritti e dei doveri – disse Hank a bassa voce. Ci voltammo tutti a guardarlo. – Eh?
Ma Whitlaw sorrideva. – Tu... come ti chiami? Chelsea? Bene. – Scrisse qualcosa sul suo taccuino. – Un punto a tuo favore. Ora vediamo se sei capace di andare avanti. Quali sono questi diritti?
Hank stava dritto davanti alla barriera con le braccia conserte. – Niente tasse, signor Whitlaw, a meno che noi non possiamo dire la nostra su come devono essere impiegati i nostri soldi. Niente più espulsioni dalla classe senza un giusto processo. Niente più uso illegittimo della forza. Vogliamo poter esprimere liberamente il nostro dissenso senza rischiare di essere cacciati via.
Questo è il mio corso e il regolamento dice che posso gestirlo come voglio.
Bene, allora vogliamo cambiare il regolamento.
Mi dispiace ma questo regolamento non l'ho fatto io e quindi non posso cambiarlo.
Non importa. Può cambiare il modo di gestire il corso. Lei ha detto che ha completa autonomia. Allora trattiamo qualche modifica che renda questo corso accettabile per tutti noi.
Da quando in qua gli studenti hanno il diritto di dire agli insegnati come insegnare?
Da quando possiamo controllare tutte le porte!
Sss... – disse Hank.
Chi ti ha nominato presidente?
La vuoi smettere? Vuoi stare zitto? È meglio che parli uno solo per tutti.
Non mi va bene!
Non importa se non ti va bene... le cose stanno così!
Tu sei peggio di lui! Va' all'inferno! – Paul andò in fondo all'aula e si mise a sedere furioso.
Hank ci guardò in preda al panico. – Ascoltate, gente.... se non collaboriamo fra noi, la cosa non funziona. Non dobbiamo mostrare che siamo deboli.
È vero – disse Janice. – Hank ha ragione. Non possiamo permetterci di litigare.
Certo, ma questo non significa che tu debba fare il prepotente – disse Mariette. – Paul ha ragione. Non abbiamo eletto nessuno.
Un momento – dissi. – Non voglio litigare... e sono d'accordo sul fatto
che dobbiamo restare uniti perché altrimenti ci faranno a pezzi... Ma credo che dobbiamo ammettere che ciascuno di noi si ribella per ragioni diverse e ciascuno di noi vuol dire la sua nelle trattative. Io sono d'accordo con Paul... voglio essere ascoltato.
Poso dire una cosa? – si fece avanti John Hubre, il gemello che non parlava mai. – Mettiamo giù un elenco delle richieste e votiamo quelle che vogliamo che Whitlaw ci conceda.
Hank sembrava sconfitto. – Va bene. Chi ha un po' di carta? Io scrivo.
No – disse John. – Proiettiamolo sullo schermo in modo che tutti possano vedere. Credo che la classe dovrebbe discuterle e votarle. Va bene, signor Whitlaw?
Ho qualche scelta
John trasalì. – Mmm... no. Naturalmente.
Mmm... va bene.
Smontiamo questa montagna di mobili in modo da poter lavorare meglio. La guerra è sospesa fino a nuovo ordine.
In breve tempo l'aula aveva ripreso il suo aspetto abituale, salvo il fatto che invece di tiranneggiare, Whitlaw se ne stava tranquillo da una parte, ci osservava e solo di tanto in tanto ci dava qualche suggerimento.
In poco meno di cinque minuti la lista delle ricerche era arrivata a trenta.
Whitlaw gli dette un'occhiata e disse: – Non fate gli stupidi.
Le reazioni della classe andarono da – Eh? Cosa c'è che non va in queste richieste? – a: – Lei non ha scelta!
Whitlaw alzò una mano. – Per favore... vorrei che deste un'occhiata a questa lista. La maggior parte delle vostre lamentele sono giustificate, ma dategli un'altra occhiata e ditemi se notate qualcosa.
Beh, qualcuno non è molto importante – disse Paul Jastrow. – Per esempio la numero sei. Non strappare più camicie. Forse è importante per Doug... ma per tutti gli altri?
Janice disse: – E altre sono ripetitive... per esempio il diritto di potersi esprimere liberamente comprende quello di riunione, quello di parola e quello di stampa. Mi pare che non ci sia bisogno di elencare gli ultimi tre, no?
Si sentirono altre voci fare nuove proposte. Whitalw dovette alzare la mano per ottenere silenzio. Disse: – Avete tutti ragione, naturalmente. È importante essere protetti in ogni situazione, sia che lo specifichiamo o no. Mi sembra che quello di cui voi sentite il bisogno è una specie di ombrello al riparo del quale poter lavorare... una legge per tutti gli usi.
Ci lasciò discutere per qualche momento poi ci riportò al nocciolo del problema. – Le vostre richieste sono valide. Studiate di nuovo le regole che avete formulato e guardate se potete riassumerle in una o due frasi.
Facemmo come ci aveva detto. A un certo punto con un po' d'aiuto da parte sua arrivammo a: “Il governo sarà responsabile delle sue azioni davanti al popolo. Il popolo avrà il diritto di esprimere liberamente il proprio dissenso.”
Congratulazioni – disse Whitlaw sorridendo. – Cosa succede se ora rifiuto di accettare le vostre richieste.
Lei non ha scelta – disse Mariette.
Perché no?
Perché se non lo fa, noi ci ribelleremo di nuovo.
Ho capito. E se io arruolo qualche altro calciatore?
Ma lei non può arruolarne quanti ne vuole.
Imporrò nuove tasse.
Queste parole provocarono immediatamente la reazione di uno dei ragazzi che non erano stati espulsi. – Dove posso firmare per aderire alla rivoluzione?
È questa la ragione per cui lei non ha scelta... i cittadini si rifiutano di pagare le tasse.
Hai ragione – disse Whitlaw. Tornò verso la cattedra. – Va bene, allora... siamo d'accordo su questo punto? Se un governo non è responsabile davanti ai suoi cittadini, i cittadini hanno il diritto di togliergli il potere... con qualunque mezzo.
Tutti annuirono.
Mmm... il trucco è proprio nelle ultime parole. “Con qualunque mezzo.” Naturalmente. Compresa la ribellione aperta. E allora il terrorismo? E l'assassinio? In che momento decidete che queste azioni sono necessarie?
Paul Jastrow era ancora teso. Disse: – Quando non c'è altra via d'uscita.
Va bene, parliamone. La vostra ribellione era giustificata?
Tutti annuirono.
Perché io non volevo ascoltare quello che volevate dire, giusto?
Di nuovo tutti annuirono.
Whitlaw disse: – Supponiamo che io installi una cassetta per i reclami. La ribellione sarebbe ancora giustificata?
Ci fu un momento di pausa di riflessione. Alzai la mano. – Che cosa ne farebbe dei reclami messi nella cassetta?
Whitlaw ghignò: – Li butterei via tutte le sere senza leggerli.
Allora sì... – dissi. – La ribellione sarebbe ancora giustificata.
E se invece li leggessi?
E poi cosa farebbe?
Niente.
Allora la ribellione sarebbe ancora giustificata.
E se facessi qualcosa solo rispetto alle cose su cui fossi d'accordo? Quelle che non mi disturbano troppo?
Ci pensai un momento. – No, non sarebbe ancora sufficiente.
Whitlaw era esasperato. – Ma allora cosa pretendente?
Che le nostre lamentele siano prese seriamente in considerazione.
Ahhh... adesso cominciamo a ragionare. Cominciate a capire? Le vostre convinzioni sono corrette, ma non valgono nulla se non esistono garanzie che le sorreggono. Che tipo di sistema chiedi... mmm, McCarthy, vero?
Sissignore. Che ne dice di una commissione di arbitraggio formata da tre studenti? Lei ne sceglie uno, noi scegliamo il secondo e i due scelgono il terzo collega. L'associazione di cui fa parte mio padre adotta questo sistema in caso di disaccordi.
Va bene, allora io prendo la decisione di attuare questo sistema.
No signore, dobbiamo votare. Dobbiamo essere d'accordo tutti. Altrimenti saremmo ancora sotto una dittatura.
Whitlaw annuì e guardò il suo orologio. – Congratulazioni. In meno di un'ora abbiamo ricostruito più di mille anni di storia dell'umanità. Avete abbattuto un governo, formulato la base per un nuovo sistema politico e creato un sistema giudiziario che lo applichi. Oggi abbiamo fatto un buon lavoro.
Suonò la campanella. Avevamo utilizzato tutti i novanta minuti di lezione. Mentre cominciavamo a raccogliere i libri, Whitlaw alzò una mano. – Un momento. Restate seduti. Oggi salterete la prossima lezione. Non vi preoccupate, i vostri insegnanti sono stati avvertiti e sanno che non devono aspettarvi. Qualcuno deve fare pipì? Va bene, dieci minuti di intervallo. Vi aspetto pronti a ricominciare alle undici e quaranta.
Quando riprendemmo la lezione Joey Hubre fu il primo ad alzare la mano. – Quando riavremo indietro i nostri soldi?
Whitlaw lo guardò sarcastico. – Ma non hai ancora capito? Non li riavrete indietro. Il governo fa sempre sul serio.
Ma... ma... noi pensavamo che questo fosse...
Che cosa? Un gioco? – Whitlaw sembrava arrabbiato. – Ma non siete stati attenti? Era una tirannia! Avreste forse abbattuto un governo se non aveste pensato che facesse sul serio? Naturalmente no!
Ma io voglio indietro i miei soldi...
Fanno parte del tesoro nazionale ora. E se anche io volessi ridarveli, non potrei. Sono stato sconfitto. Tocca al nuovo governo decidere cosa fare dei soldi.
La classe stava di nuovo diventando nervosa. Janice si alzò in piedi e disse: – Signor Whitlaw! Lei ha sbagliato a prendere i nostri soldi!
No, non ho sbagliato... fintanto che rappresentavo il governo era mio diritto farlo. Avete sbagliato voi a farmeli prendere. Tu... – puntò il dito verso il primo studente che gli aveva dato un casey. – Hai sbagliato a darmi la prima moneta. Perché l'hai fatto?
Me lo ha detto lei.
Ti ho detto che ti avrei dato qualcosa in cambio?
No.
Ti ho detto che te l'avrei ridata indietro alla fine della lezione?
no.
Allora perché me l'hai data?
Mmm...
Me l'hai data tu. Non te l'ho presa io. Perché allora continui a dire che sono stato io a sbagliare?
Lei aveva un esercito!
Non l'avevo fino a quando voi non mi avete dato i soldi per pagarlo – disse rivolto a tutta la classe. – Il vostro solo sbaglio è stata la mancanza di tempestività. Dovevate ribellarvi quando io ho proclamato di essere il governo. Non avevo nessuno diritto di farlo, ma voi me l'avete lasciato fare. Avreste dovuto chiedere in quel momento di rispondere delle mie azioni prima che io avessi abbastanza denaro per pagarmi un esercito.
Aveva ragione. Era da quel momento che ci aveva avuti in mano. Ci sentivamo tutti un po' in imbarazzo.
Bene, che cosa dobbiamo fare ora? – domandò Mariette.
Non lo so. Io non sono più il governo. Mi avete sconfitto. Mi avete tolto ogni potere. Tutto quello che posso fare è eseguire degli ordini. I vostri ordini. Di questo denaro farò quello che la maggioranza deciderà.
Ci vollero meno di trenta secondi per far passare la decisione di chiedere la restituzione di tutti i fondi prelevati durante la tassazione.
Whitlaw annuì e aprì il cassetto della scrivania. Cominciò a contare le monete. – Mmm... abbiamo un problema... in classe siete quarantaquattro. Ma ci sono solo trenta casey qui. Come vi ricorderete, il passato governo ne ha spesi diciotto per pagare l'esercito.
Quattro ragazzi si alzarono in piedi per esprimere l'opinione che gli ex membri della Guardia Nazionale dovessero restituire i soldi. Whitlaw mise il veto. – Mi dispiace. Ma questa si chiama confisca. Vi ricordate il biglietto da cinque casey che ho preso illegalmente? Vi siete ribellati proprio perché non volevate un governo che si comportasse in quel modo. E ora invece volete un governo che faccia esattamente la stessa cosa.
Ma ora è diverso...
No, non lo è! Una confisca è una confisca! Non importa chi è che la fa... si tratta sempre di qualcuno che perde qualcosa!
Ma... allora come possiamo raddrizzare le ingiustizie passate?
Non so nemmeno questo. Adesso siete voi il governo. Ditemelo voi.
Allora perché non possiamo semplicemente riprenderci indietro i soldi?
Perché l'esercito è stato pagato secondo le regole. Hanno fatto il loro lavoro e sono stati pagati per questo. Voi non potete prendere quei soldi perché ora sono loro di diritto.
Ma lei non aveva il diritto di darglieli!
Certo che lo avevo! Io ero il governo!
In quel momento si alzò Hank Chelsea. – Un momento, signore! Credo che abbiamo capito quello che sta cercando di insegnarci. Tocca a noi trovare il modo corretto per riavere i nostri soldi, non è vero?
Se ci riesci, vorrà dire che sei più bravo di me. Sono undici anni che tengo questo corso e in tutto questo tempo non c'è mai stata una classe che sia riuscita a trovare un modo, che fosse al contempo equo e legale, di prendere i soldi dalle tasche di una persona per metterle in quelle di un'altra. – Fece cenno a Hank di scendere. – Permettete che vi dica qualcosa su cui riflettere. Un governo, qualsiasi governo, non è nient'altro che un sistema per ridistribuire benessere. Prende soldi da un gruppo di persone lo dà a un altro. Quando accade che un numero sufficiente di persone non sono d'accordo su come questo benessere è ridistribuito, è il momento in cui quel governo viene sostituito da un altro che incontra il favore della popolazione. Proprio come è successo qui! Ma non si può usare il nuovo governo per raddrizzare le ingiustizie di quello precedente senza creare più problemi di quelli che si vogliono eliminare. Si finirebbe con l'avere un governo interessato solo al passato e non al presente. Ed è proprio il miglior modo di fallire. Se si vuole avere successo si devono gestire le situazioni reali, non quelle passate o quelle che vorreste che si verificassero. In altre parole, bisogna gestire solo le circostanze sotto controllo. È questo il solo modo per ottenere risultati. La domanda allora diventa: che cos'è che abbiamo sotto controllo? Passeremo tutto il resto del semestre cercando di rispondere a questa domanda. Ora però occupiamoci del problema immediato. – Aprì il cassetto della cattedra. – Ci sono trenta casey e voi siete quarantaquattro. Se decidete di non rimborsare i sei membri della Guardia Imperiale, mancano sempre otto casey. E uno di voi perderà comunque quattro casey perché gliene ho presi cinque.
La proposta di restituire a Geoff Miller quattro casey per equilibrare la sua perdita con le nostre fu discussa e approvata. Questo ridusse il tesoro nazionale a ventisei casey. Adesso mancavano dodici casey se volevamo che tutti riavessero i loro soldi.
Uno degli ex membri della Guardia Imperiale si alzò in piedi. – Ecco, restituisco i due dollari in più che mi ha dato Whitlaw. Non credo che sia giusto che io li tenga. – Dette di gomito al suo amico che si alzò in piedi. – Sì, anch'io. – Altri due ex soldati tirarono fuori i soldi, ma gli ultimi due restarono seduti in fondo all'aula con le braccia incrociate.
Li abbiamo guadagnati onestamente e abbiamo il diritto di tenerli.
Bene – disse Whitlaw. – Questo fa diminuire il debito nazionale a due casey. Niente male. Ora tocca a voi decidere a chi tocca rimetterci.
Ma non è giusto! – disse di nuovo Mariette.
Whitlaw si disse d'accordo. – State cominciando a rendervene conto. Anche se ci impegniamo al massimo non riusciremo mai a fare in modo che il governo sia equo verso tutti. Non può. Tutto quello che può fare è di essere equamente ingiusto con tutti.
Il problema immediato fu risolto quando John ci ricordò che il casey non è indivisibile. A trentotto studenti che avevano sborsato un casey ciascuno, furono restituiti novantaquattro cent. Whitlaw cominciò a rimetterli in tasca, ma Hank Chelsea disse: – Scusi... ma quello è il tesoro nazionale. Lo terrà uno di noi, se non le dispiace.
Whitlaw ce lo dette con un sorriso. – State imparando – disse.

Futurama 7x02 - A Farewell to Arms / Addio alle braccia

Insieme a The Bots and the Bees, questo episodio faceva parte della doppia season premiere della nuova stagione di Futurama. Mentre il primo era incentrato su Bender, questo è invece uno degli episodi a base Fry/Leela, in cui il rapporto tra i due (che volendo seguire la continuity della serie, dopo Overclockwise sembra essersi solidificato) viene messo in primo piano, anche se la relazione non è esattamente il nucleo della trama. Infatti, la storia principale è quella dell'apocalisse che sta per colpire la Terra nel 3012 (vi suona familiare?). All'inizio della puntata vengono fatti notare alcuni frequenti e assurdi sconvolgimenti climatici, che sono le prime avvisaglie di una devastante eruzione solare che rischia di cancellare tutta la vita sul pianeta. La tesi è poi confermata da alcune iscrizioni marziane (il gioco di parole mayan/martian è fin troppo facile) scoperte per caso nel sottosuolo, che mettono in guardia proprio riguardo l'imminente distruzione. L'antica profezia sta per compiersi, e ai nostri eroi tocca trovare un modo per salvarsi.

Questa è l'ossatura dell'episodio, che vedrà diversi rovesciamenti durante lo svolgimento. Per quanto riguarda Fry e Leela, il leitmotiv fin dalle prime scene è quello di Fry che cerca di fare cose carine per la sua amata mutante, offrendole continuamente la mano in tentativi di galanteria e gentilezza. Tentativi che falliscono miseramente, visto che ogni volta che il ragazzo cerca di offrirsi provoca in realtà danni di entità variabile. Leela, pur riconoscendo il suo impegno, arriva presto a scocciarsi di questa situazione, fino a chiedergli espressamente di smettere di fare cose per lei. Questo non basterà però a scoraggiare Fry, che fino alla fine cercherà di dimostrare i suoi sentimenti mettendosi in gioco per lei (e continuando a fallire, chiaramente...).

La puntata segue quindi due filoni principali, che si incastrano bene tra loro. I tentativi di salvataggio di Fry infati assumono un ruolo critico quando, per sopravvivere alla fine del mondo, tutta la popolazione è sottoposta a un sorteggio per scoprire chi potrà imbarcarsi sull'unica astronave di salvataggio e chi invece dovrà rimanere sulla Terra. Qui inevitabilmente le sorti di Fry e Leela si dividono, ma il modo in cui questo succede conferma ulteriormente la tesi iniziale... anche se non in via definitiva. La storia della fine del mondo, e delle profezie mal interpretate, è facile da ricollegare ai tempi attuali, ma a differenza dei Maya, che purtroppo non potranno più raccontarci cosa intendevano col loro calendario balordo, un ultimo marziano (tornato indietro a raccogliere alcune cose dopo aver abbandonato il pianeta in Where the Buggalo Roam) spiegherà il corretto significato delle previsioni del suo popolo.

A Farewell to Arms (il cui titolo assume un senso proprio nelle ultime sequenze) risulta nel compleso un buon episodio, con un plot interessante arricchito da un nucleo sentimentale e da un valido livello di gag (come la ricerca di Fry per i suoi "pantaloni fortunati" nella parte iniziale). Mancano forse alcuni momenti particolarmente "forti" per farlo diventare un ottimo episodio, ma il giudizio è del tutto positivo. Voto: 7.5/10

Coppi Night 08/07/2012 - Spider

No, il Coppi Club non va in vacanza (almeno finché non lo fanno i suoi membri... e credetemi, almeno per quest'estate non lo faranno), e se per tre settimane non ci sono stati aggiornamenti è solo perché l'invadente (e a posteriori, inconcludente) sovrapposizione degli europei di calcio ha sottratto alle ultime domeniche lo spazio necessario alla proiezione dei film. Conclusa la parentesi calcistica, si torna alle vecchie abitudini.

Questo film diretto da Cronenberg ha ottenuto l'unanimità nella votazione finale, successo probabilmente dovuto al fatto che in precedenti occasioni alcune produzioni dello stesso regista avevano ottenuto un notevole succeso (da eXistenZ a Il pasto nudo). Forse però gli spettatori si aspettavano anche in questo caso (come d'altra parte il titolo poteva suggerire) di vedere la comparsa di simpatiche bestiacce insettoidi... magari non necessariamente alieni spigolosi che secernono sostanze psicotropiche lattiginose dalle proposcidi sulla loro nuca, ma insomma, almeno qualche cosa con le zampe multiarticolate.

Spider, invece è una storia del tutto "umana". Non c'è nessuna componente fantastica, se in questa definizione non si include anche la malattia mentale. Il protagonista infatti, interpretato da Ralph Fiennes (che proprio nell'ultima Coppi Night era stato apprezzatissimo, e qui non è da meno), fin dalle prime immagini si mostra chiaramente disturbato, e viene infatti spiegato presto che è appena stato dimesso da un ospedale psichiatrico. La sua condizione tuttavia non sembra essere migliorata, e si assiste (con molta, mooolta calma) allo svilupparsi della sua paranoia, che affonda le radici in un trauma infantile di cui ripercorre la storia attraverso una serie di flashback. Senza rischiare lo spoiler, si può dire che il bambino, così come l'adulto che diventerà in seguito, sono ossessionati dalla figura della madre, tanto adorata da lui quanto disprezzata dal padre, e che arriverà a confondersi e sostituirsi con una prostituta. Dai tentativi di ricostruire questa storia passata si vede svolgersi la trama, nella quale la versione giovane e anziana del protagonista si alternano e si sovrappongono, entrambe mostrando i sintomi di una alterata percezione della realtà. Alla fine non è del tutto facile spiegare cosa è successo, proprio perché molto di quello che succede intorno ai 3/4 deve essere in qualche modo interpretato per poter avere un senso univoco. In ogni caso, questo non è uno di quei film che si conclude con un laconico "oh, era tutto un sogno".

In effetti, Spider non è un film molto facile da seguire. Estremamente lento, poco dialogato, si basa principalmente sulle immagini e i borbotti di Fiennes, e alcune sequenze non hanno un preciso senso o collocazione cronologica. Tutto concorre comunque a creare quel senso di inquietudine e straniamento che poi si completa nelle ultime scene, quando si vede il "ragno" entrare in azione. Comunque, probabilmente merita una visione, forse ancora meglio in solitario che in compagnia, in modo da potersi concentrare sui piccoli dettagli che vengono portati all'attenzione dello spettatore.

Rapporto letture - Giugno 2012

Rispetto al mese scorso, ho avuto un calo nelle letture del 50%, e dai sei libri di media mi sono assestato su soltanto tre. Non credo sia tanto un problema di tempi di lettura ridotti, quanto piuttosto che per buona parte del mese sono stato impegnato a leggere un libro volumetricamente impegnativo, che ho concluso solo nei primi giorni di luglio (non vi dico qual è, lo scoprirete nel prossimo rapporto letture... o andando a vedere sul mio aNobii). Inoltre giugno è stato il mese lungo il quale si è dipanata per buona parte la Royal Rumble (che ho vinto, per inciso), il che comporta che ho dovuto passare parecchio tempo anche a leggere i racconti postati on line dai miei avversari. Insomma, alla fine dei conti, i tre libri effettivamente conclusi a giugno sono questi:


More about L'occhio del purgatorioGli autori francesi di fantascienza non sono universalmente riconosciuti come dei maestri (come gli italiani, d'altra parte), nonostante il debito d'onore che il genere deve a Jules Verne. Ciò nonostante, a marzo ho fornito una recensione positiva di un romanzo di René Barjavel, e altrettanto devo fare con questo Jacques Spitz. In realtà mi sono accostato a L'occhio del purgatorio senza timore, perché avevo già letto altro di Spitz e tanto le sue storie quanto il suo stile mi avevano convinto in pieno. In questo libro uscito per Urania Collezione si trovano due romanzi, quello che dà il titolo al volume e Le mosche. Il primo è la storia, piuttosto allucinata ma estremamente razionale, di un pittore parigino, nichilista e un po' bohemien, che subisce un'alterazione della vista che lo porta a vedere le cose che ha di fronte come saranno in futuro. Arriva così a vedere le strade occupate da cadaveri, poi scheletri, poi solo polvere; assiste alla propria morte allo specchio; vede disgregarsi palazzi e città intere; scorge infine quello che sembra essere il successivo gradino dell'esistenza materiale, con il suo speciale "occhio del purgatorio", appunto. Le mosche lo avevo già letto, e racconta la totale sottomissione dell'uomo a orde inarrestabili di mosche diventate collettivamente intelligenti, e determinate a prendere possesso del pianeta. E siccome non si tratta di un film di Michael Bay, gli uomini non possono fare nulla per salvarsi. Entrambe sono ottime storie, che partono da idee intriganti e le sviluppano con intelligenza per arrivare a conclusioni non banali, evocando nel percorso riflessioni molto profonde. Inoltre lo stile di Spitz, spesso ironico, riesce a rendere questi temi in modo del tutto scorrevole. Voto: 8/10


More about Short Stories 8Scavalliamo le alpi e torniamo in italia, con il numero 8 della rivista Short Stories, edita da Edizioni Scudo. In questo numero, intitolato "Sinfonia aliena", le storie hanno tutte una componente "extraterrestre", e riguardano in qualche modo il contatto o il rapporto con intelligenze diverse da quella umana. Va da sé che il genere principale è la fantascienza, ma ci sono anche contaminazioni horror e weird. La qualità dei racconti è altalenante, con alcuni bei pezzi alternati ad altri mediocri, e alcuni del tutto incomprensibili. Da segnalare +13k di Simone Conti (autore che mi ha superato all'ultimo Premio Giulio Verne, mannaggia a lui!), Io e la mia scimmia di Giuseppe Picciarello e La dura legge dello spazio di Michele Piccolino. Marginalmente, tra gli altri si trova anche il mio racconto Nimby, ma se devo essere onesto credo si collochi nel gruppo di quelli mediocri. Voto: 5/10


More about Robot 65Infine, concludiamo con un'altra rivista, forse in questo caso in senso più proprio visto che contiene anche articoli oltre a narrativa. Il numero 65 di Robot, il primo che vede alla direzione Silvio Sosio succeduto al fondatore Vittorio Curtoni dopo la sua morte, sul versante delle rubriche non contiene testi particolarmente brillanti, il più artificioso dei quali è quello in cui si cerca sistematicamente di dimostrare che i film di James Cameron (con l'esclusione di Strange Days) siano fondamentalmente maschilisti. Per quanto riguarda i racconti si trovano invece testi interessanti. A parte Harlan Ellison, che probabilmente ormai può permettersi di vincere un Hugo con qualsiasi scemenza, Decima squadra di Valentino Peyrano (vincitore pure lui dell'ultimo Premio Robot, e pure lì ci sono andato vicino, mannaggia a loro!) è un racconto davvero di qualità, una space opera ambientata su una sorta di nave generazionale su cui qualcosa è andato storto; ottimo anche Interferenze di Renato Pestriniero, che segue le conversazioni tra un'operatrice radio e un astronauta disperso in orbita; valida riproposizione del classico Interesse composito di Mack Reynolds, e affascinante spunto quello di Le cose di Peter Watts, che racconta gli eventi del famoso film La cosa dal punto di vista del "mostro"... che naturalmente si rivela essere meno malvagio di come viene percepito dagli umani. Il lungo racconto di Giovanni De Matteo (lungo anche nel titolo) è invece più moscio, soprattutto perché nonostante la mole non si capisce dove vada a parare. Nel complesso comunque contenuti di buona qualità. Voto: 7/10

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