Ultimi acquisti - Agosto 2011 (parte 1)

Non ho una cadenza precisa con cui mi reco al mio store di fiducia per riempirmi lo zaino di nuovi cd, ma osservando le tendenze degli ultimi acquisti sto notando che le mie visite al Mastelloni avvengono una volta ogni due mesi. Graziaddio non sono più frequenti, altrimenti lo stipendio non mi basterebbe per gli altri vizi, come i libri e le M&M's. Anche in questo caso, come a giugno, mi conviene spezzare il post in due parti, in modo da non affaticare troppo il lettore (se mai ce ne sarà uno...).

Avevo letto dell'uscita dell'album di Robag Wruhme su Dj Mag Italia, e avevo espressamente ordinato il cd per potermi immergere quanto prima. Robag (bifronte di Gabor, il suo vero nome) è un autore che non ho mai approfondito: mi è capitato spesso di incontrarlo, soprattutto come remixer (anche in Luna), ma non lo avevo mai seguito come produttore. Thora Vukk rivela che il buon Gabor ha una sensibilità particolare, e riesce a combinare suoni estremamente caldi in una techno solida ma non troppo dura. Molto suggestivo Ende, il pezzo che chiude l'album, nel cui coro compaiono le voci di numerosi dj di livello internazionale come Ada, Sascha Funke, Miss Kittin, Fritz Kalkbrenner eccetera. Un ottimo album che mi ha sorpreso, in modo del tutto positivo.


Dj T è uno dei fondatori della Get Physical, una delle etichette electro-house attualmente più valide. Un suo album è quindi un oggetto interessante, che vale la pena di valutare. Con questo The Pleasure Principle uscito da poco (ovviamente su Get Physical), Il signor T fornisce una panoramica di pezzi in regola con lo stile della sua etichetta: in equilibrio tra house commerciale ed electro, con qualche pezzo piuttosto facile, costruito intorno al refrain vocale. Tracce ascoltabili ma tutto sommato niente di particolarmente originale, un compitino ben svolto e che può funzionare in situazioni da club non troppo esclusive, con un pubblico senza grandi pretese.


Più raffinate invece le sonorità offerte da Nicolas Jaar, talento piuttosto recente della scena internazionale. Space Is Only Noise, già dal titolo, si propone come una raccolta di tracce più riflessive, quasi intimiste, in un mix tra house e downtempo. Pezzi brevi, molti dei quali puramente strumentali e costituiti da brani di film/documentari, con solo un paio di tracce riconoscibili come pezzi di chiara impostazione tech-house. Si tratta comunque di un lavoro interessante nel suo complesso, nel cui si riesce a scorgere un tema di fondo che viene ripreso tanto dall'intro acquatico quanto dalla nenia della traccia che dà il titolo all'album: replace the word space with dream and forget it space is only noise if you can see...


Un altro album che mi ha sorpreso è stato Wherever I Lay My Head, perché da Vincenzo (che contrariamente a quanto potreste pensare è di Amburgo, non di Amalfi) mi aspettavo qualcosa di più rigorosamente techno. Invece l'artista è riuscito a creare un buon amalgama di pezzi che se tassonomicamente rientrano appunto nella techno (sfiorando il confine della house), a livello di atmosfere riescono a coinvolgere più di una normale raccolta di tracce da dancefloor. Pezzi come Where You Are e Balted Breath riescono ad avvolgere con il loro calore durante l'ascolto, nonostante si tratti di musica che non stonerebbe all'interno di un sano dj set techno.


Sconosciuto numero uno: probabilmente è colpa mia, ma non conoscevo Mikael Delta. A quanto pare però si tratta di un dj di origine greca piuttosto famoso, attivo almeno da una decina d'anni, e col senno di poi mi rammarico di non averlo scoperto prima. Infatti Tech Me Away è un album eccellente, che offre una panoramica di generi e stili differenti ma utilizzati in modo sapiente, dalla techno più pura a quella electroide, dalla vocal house a tracce strumentali e breakbeat. Un album che è, come dichiarato dallo stesso autore, un omaggio alla techno in tutte le forme in cui si è evoluta fin dalla sua nascita negli anni 80, e che risulta a suo modo anche istruttivo. Da ascoltare a volume alto.


Sconosciuto numero due: chi è questo June? Anagraficamente si chiama Τσαμπίκος Φρόνας, quindi si apprende che è greco come il Mikael Delta di poco fa, ma le nozioni si fermano qui. E il titolo Cytheria non aiuta, dato che so solo che è il nome d'arte di una pornostar campionessa mondiale di squirting (già pregusto le migliaia di visite che arriveranno sul blog solo per aver usato questa parola...). Ma questo album che è uscito nel corso di quest'anno sull'improbabile etichetta These Days (fondata da Argy, che è greco pure lui) si rivela comunque valido: una raccolta di pezzi electro vecchio stile, che ricordano nei suoni l'Italo Disco e l'acid anni 80. Non avrei mai scoperto questo artista se non mi fosse stato proposto in negozio dal grande Roby, e questa è una di quelle cose per cui continuo obsoletamente a recarmi di persona in un luogo fisico, parlando con un venditore umano, per fare i miei acquisti.

Benvenuta bellezza

In questi giorni nella mia città stanno sfilando le attualmente 200eppassa semimiss tra le quali verrà scelta Miss Italia 2011. Ok, anagraficamente io non sono di Montecatini ma di un comune limitrofo, ma a Montecatini lavoro, trascorro buona parte del mio tempo fuori casa, e insomma, questa città costitiuisce il centro di gravità topologico intorno a cui ruota la mia vita. Quindi mi sento di dire che le miss stanno sfilando in casa mia.

Per questa ghiotta occasione, la città si  è agghindata più delle puttane che pattugliano regolarmente le strade al calar delle tenebre (è importante ricordare che Montecatini è la città toscana con più alta densità di prostitute; non ci sono dati certi, ma sicuramente si piazza bene anche a livello italiano). Non solo gli striscioni ufficiali della manifestazione, che esclamano fieri all'uscita dell'autostrada e sui viali principali "BENVENUTA BELLEZZA", ma anche con composizioni vivaistiche piazzate improvvisamente qua e là, panchine rinnovate (dal classico legno verniciato di verde al più elegante ferro battuto), luminare riadattate da quelle usate per natale, aiuole rinverdite, strade chiuse al traffico senza preavviso, e un dispiegamento di forze dell'ordine e dell'igiene da terzo reich, tanto che un slogan efficace sarebbe "POLIZIA E PULIZIA". Oggi, correndo in pineta, ho visto addirittura un netturbino che soffiava via le foglie morte con quella specie di controaspirapolvere che alla fine dei conti serve solo a spostarle da un punto visibile a uno occultato.

Ora, io non sono un autarchico o un campanilista. Non in modo eccessivo, almeno (non si è toscani se non si sputa a ogni occasione su Pisa...). Quindi non mi metto a strepitare, col tono dell'ometto del bar che si alza dal tavolo del tressette solo per farsi un'altra sambuca, "tornatevene a casa!". La manifestazione non mi interessa, come tanti altri premi-evento di rilievo nazionale è una cosa che mi scivola addosso e mi lascia del tutto indifferente, e il mio atteggiamento non cambia per il fatto che si svolge nel cortile di casa mia. Però mi viene da paragonare quello che viene mostrato a quello che io so di questo posto.

Già da una settimana su tutti i giornali locali i titoli sono invariabilmente dedicati a Miss Italia, e ne sono apparsi decine e decine nei mesi scorsi, quando ancora Montecatini era in gara con altre città per l'assegnazione del concorso. In questi giorni osservando il traffico, il movimento di autorità, il procedere di cantieri, non sembra di vivere in un paese di provincia (seppur rinomato), ma in una capitale. Eppure, che cosa cambia per chi vive qui? Io continuerò ad andare a lavorare ogni mattina, presumibilmente in bicicletta a meno di condizioni meteorologiche avverse, arriverò in ufficio sudato e uscirò raggelato, farò colazione nel solito bar in fondo alla strada e mi ritroverò per una birra con gli amici nell'altro solito bar. E nelle settimane successive tutto questo continuerà, fino a veder passare quel fatidico 18 settembre in cui verrà attribuita la corona di reginetta della bellezza a una ragazza che potrebbe essere mia coetanea, ma probabilmente sarà anche più giovane.

Per la fine del mese, tutto sarà tornato com'era prima: gli striscioni rimossi, i netturbini in pensione, i poliziotti chiusi in caserma, le composizioni floreali appassite, i parcheggi restituti alla loro remunerativa funzione succhiasoldi, l'illuminazione delle strade messa da parte (beh, questo forse no: di solito tolgono le luci con qualche mese di ritardo, e a questo punto si potrebbe davvero aspettare il periodo natalizio). Questa invasione di bellezza passerà e non lascerà niente. Perché, come pare disse Dorothy Parker: la bellezza è solo epidermica, la bruttezza arriva fino all'osso.

Con tutto ciò, se una miss volesse passare una sera al Piccolo Bar sarei più che lieto di offrirle una bevuta e un posto al tavolo della briscola chiamata.

Ted Chiang - Storie della tua vita

Ho già parlato di questo libro. È stato citato nel post in cui riassumevo le mie letture del 2010, per il merito di essere il miglior libro letto in tutto l'anno. Ma in questi giorni mi sono tornati in mente alcuni elementi di questi racconti, e quando ripensi a un libro diciotto mesi dopo che l'hai letto, vuol dire che devi dedicarli un post intero.

Ted Chiang è un autore di fantascienza americano attivo più o meno dagli anni 90. In effetti, nel suo caso "attivo" non coincide con "prolifico", perché le sue opere da allora si limitano a una decina di racconti, pressappoco uno l'anno. Ma se la quantità è limitata, la qualità e eccezionale: Chiang non sbaglia un colpo, tant'è che quasi tutti i suoi lavori si sono accaparrati un premio (compreso il Premio Hugo 2011 da poco assegnato, con il suo primo romanzo). Va da sé che una raccolta dei suoi migliori racconti deve essere un libro straordinario.

E lo è. Storie della tua vita contiene otto racconti scritti tra il 1990 e il 2002, e già apparsi su varie riviste statunitensi. Il libro è stato pubblicato in USA nel 2002, e nel 2008 è stato tradotto e proposto in Italia da Stampa Alternativa, casa editrice che in realtà non ha molto da spartire con la fantascienza. L'edizione italiana è stata curata da Giovanni Lusso, professore di comunicazione, che, come spiega nell'introduzione, ha utilizzato i racconti di Chiang in alcuni suoi corsi come esempi di rappresentazione alternativa del linguaggio, e la scelta di pubblicare la raccolta deriva proprio dal fatto che in tutte le storie contenute il tema della ridefinizione della comunicazione è in qualche modo affrontato. Alcuni racconti erano comunque già stati pubblicati in Italia in antologie di vario genere, da case editrici quali Nord e Mondadori.

Vale la pena di spendere due righe per ogni racconto, in ordine semicronologico. Torre di Babilonia è proprio quello che suggerisce il titolo: la storia della costruzione della Torre di Babele, che sorprende per la sua visionarietà e per la bizzarra cosmogonia che rivela, oltre che per le suggestive immagini evocate durante la salita del giovane protagonista. Capire segue l'evoluzione di un uomo a cui vengono applicate particolari tecniche di ricostruzione neurale in seguito a un incidente, e che a causa di queste diventa superintelligente, tanto da iniziare a penetrare non solo le interconnessioni esistenti nel mondo esterno, ma anche quelle del suo proprio pensiero. Un tema, quello del potenziamento cerebrale, abbastanza classico nella fantascienza, affrontato di recente anche nel film Limitless, ma che qui raggiunge vette di complessità mai viste in altri lavori. Divisione per zero è un racconto a tema matematico, in cui i punti di vista dei due protagonisti scorrono e si intersecano insieme ad alcune considerazioni sulla logica formale della matematica pura, fino a raggiungere conclusioni piuttosto sconvolgenti sulla coerenza e verità di quella che è la disciplina di base di tutta la scienza umana [Per inciso: questo racconto è stato una delle maggiori ispirazioni per il mio racconto discronico Sinfonia per theremin e merli, che è arrivato a un passo dalla pubblicazione nella prossima antologia di Edizioni XII]. Settantadue lettere è un'ucronia steampunk in cui la disciplina al limite tra scienza e magia di infondere la vita con un nome sta alla base della società. Nell'Inghilterra del XIX secolo popolata di golem, a scuola si insegna come comporre il nome giusto per le creature artificiali, in modo da farle agire come desiderato. Questo si incrocia con la teoria della preformazione, che nel racconto è considerata realistica, che mostra come ormai vicina la fine della società umana: sta al protagonista, e alla società segreta di cui fa parte, cercare una soluzione per questa catastrofe. Gli elementi variegati di questo racconto costituirebbero probabilmente materiale sufficiente per un romanzo complesso e stupefacente, ma Chiang ha voluto condenzare il tutto. L'evoluzione della scienza umana è un racconto breve, di quelli che la rivista Nature ha pubblicato a partire dal 2000, in cui viene illustrato il divario tra menti umane e transumane, e si pone il dilemma su quale strada sia opportuno seguire per due specie ormai completamente separate dall'evoluzione. In L'inferno è l'assenza di Dio si ha un mondo in cui Dio si manifesta regolarmente, con l'apparizione di angeli che provocano disastri naturali. Il protagonista ha perso sua moglie proprio in una di queste apparizioni, quando l'arcangelo Nathaniel si manifesta in un centro commerciale con un'esplosione di fuoco, uccidendo otto persone ma provocando contemporaneamente alcuni miracoli. Nel corso del racconto il protagonista va alla ricerca della propria fede, che non riesce a condividere con le persone che lo circondano, e la sua "sfortuna" si rivelerà al tempo stesso fatale e risolutiva. Il piacere di quello che vedi è strutturato come un documentario, in cui più personaggi sono intervistati e riferiscono le loro impressioni sul tema: un'operazione chirurgica che, eliminando una parte specifica del cervello, rende del tutto insensibili alla bellezza. Le persone intervistate sono in parte "calliagnostici" e in parte normali, e dal dibattito indiretto tra di loro si ottengono le diverse posizioni su questa controversa operazione. L'autore non offre una soluzione, ma punti di vista alternativi e convincenti che lasciano molti dubbi stimolanti.



Futurama 6x17 - Law and Oracle / L'oracolo in salamoia

Ne I Simpson una delle trame più classiche è quella di Homer che lascia il suo posto alla centrale nucleare e trova un altro lavoro (salvo poi tornare al solito alla fine della puntata). In Futurama, che ai Simpson deve molto, è Fry che una volta ogni tanto (non spesso come accade a Homer) lascia la Planet Express e si mette a fare altro. Nel corso delle varie stagioni, Fry è stato studente, musicista, soldato, criogenista, supereroe, imperatore, profeta di una religione extrauniversale e così via, ma finora non aveva mai fatto il poliziotto. 

L'antefatto è semplice: insoddisfatto della sua misera mansione (identica a quella che svolgeva dieci secoli prima), il ragazzo pensa che potrebbe trarre più soddisfazione arruolandosi nelle forze dell'ordine, e dopo il periodo di addestramento entra in squadra al fianco di URL. Dopo un paio di missioni i due sono ammessi alla Future Crime Division, che assomiglia nel concetto e nell'aspetto alla precrime di Minority Report (più quella del film che del racconto). Qui scopre che Bender sta per commettere un furto che potrebbe portarlo alla morte (sì, perché Bender può morire, anzi, può anche diventare un fantasma!), e naturalmente cercherà di fermare l'amico in modo da evitare questa ingloriosa fine. Nel frattempo alcune brevi sequenze mostrano come l'ambiente alla Planet Express si sia intristito, senza Fry che, forse involontariamente, riusciva a portare un po' di colore nel gruppo di lavoro. È ovvio che a fine puntata, come sempre avviene in questi casi, Fry uscirà dalla polizia e tornerà a fare il fattorino, ma il modo in cui questo si realizza è comunque interessante.

Un episodio che riesce a mettere insieme una trama appassionante, con il tema classico della predestinazione e un mistero che si rivela pezzo per pezzo, con un buon livello di gag e una fraccata di citazioni: oltre a Minority Report e la stessa scena iniziale di Space Pilot 3000, si possono trovare Scuola di polizia durante l'accademia, Tron nella prima missione di Fry all'inseguimento del dottor Schrodinger (e indovinate cosa c'era nella scatola che aveva in macchina?), Avatar nella consegna di Leela e Bender (in una sequenza appropriamente realizzata in 3D!), e altre ancora. Inoltre vengono introdotti alcuni nuovi personaggi e nozioni, come il capo della polizia cittadina e la robosessualità di URL (anche se qualche sospetto c'era già...). In definitiva, nonostante la trama possa apparire sulle prime scontata, se si considera come le diverse componenti si amalgamano a dovere il giudizio è del tutto positivo, e si può arrivare ad assegnare a questo episodio un bel voto 8/10.

Il Catalogo (reloaded)

Risale a qualche settimana fa l'apertura ufficiale del nuovo Catalogo della Letteratura Fantastica. Ospitato dal portale Fantascienza.com (il maggiore punto di riferimento per tutto il fandom SF italiano), questo archivio è la versione aggiornata dello storico Catalogo della Fantascienza, Fantasy e Horror compilato meticolosamente per anni da Ernesto Vegetti, scomparso improvvisamente all'inizio del 2010.

Il nuovo Catalogo, che per adesso è ancora in beta version e verrà periodicamente aggiornato, presenta alcune novità sostanziali rispetto al precedente. Innanzitutto una maggiore ipertestualità, che consente ricerche più rapide ed efficaci, ma soprattutto la possibilità (che partirà a breve) di contribuire all'inserimento e correzione dei dati da parte degli utenti. In questo modo si renderà molto più agevole il lavoro che fino a questo momento era stato portato avanti dal solo Vegetti, e si guadagnerà probabilmente in velocità e accuratezza. Non che il primo Catalogo (che è ancora disponibile all'indirizzo catalogovegetti.com) fosse impreciso, anzi, la nuova Gilda dei Catalogatori ha già ammesso di avere cumuli di informazioni che finora si sono rivelate inclassificabili, frutto del capillare lavoro del precedente Bibliotecario. Ma con questa nuova versione l'obiettivo non è tanto la mera archiviazione, quanto la creazione di un database valido e utile per tutti gli adetti e appassionati del settore.

Fateci un giro, e, quando sarà possibile, date una mano se ve la sentite.

Cobblestone Dancing Club

Scrivo questo post a poche ore da quello in cui segnalavo la mia conquista del titolo di scrittore dell'anno di Edizioni XII, anche se poi comparirà sul blog a dieci giorni di distanza (ho programmato la pubblicazione di alcuni articoli per non lasciarvi all'asciutto durante la mia assenza!). In quel post elencavo tra i vari concorsi che mi hanno fatto accumulare Karma-points anche Minuti Contati, la gara di scrittura-lampo che da un paio di anni mi fa battere il capo sulla tastiera per una mezz'ora buona, prima che un'idea valida mi si affacci alla mente. 

Come dicevo 10 giorni o 8 ore fa, sono riuscito a strappare una vittoria nei mesi scorsi, e quello che sto per presentare è proprio il racconto vincitore della XVII edizione. Il tema era "lunedì 17", da far rientrare in 1000 striminzite battute. Me ne sono uscito con uno sketch leggero che però è piaciuto, e che mi pare l'ideale per chiudere questo periodo estivo (quando questo post apparirà sul blog, sarò appena rientrato dalle mie vacanze, e mi aspetterà l'ultima notte di libertà prima del rientro al lavoro...).



Cobblestone Dancing Club
(in parte ispirato a una storia vera, soprattutto la parte della kahlua)

Ho visto la barista non prendere la Kahlua per preparare il black russian. La musica è una variazione del pulsare delle tempie di quando hai mal di testa. E altrettanto piacevole.
Un trentacinquenne avrebbe passato una serata migliore con Call of Duty. Ma 15 € di biglietto sono andati.
Le cose migliorano quando incontro lei. Carina, si muove bene. Sorride, si lascia avvicinare. Si struscia, e lo fa dove mi è più gradito.
Le sue prime languide parole sono: – Mi porti a casa?
La assecondo.
– Tu non guidi? – chiedo lungo il tragitto.
– Non ho la patente.
Il brivido parte dal collo e arrivato in basso fa afflosciare tutto. – Ma… quanti anni hai?
– Lunedì diciassette.
Siamo arrivati. Lei scende e lascia la portiera aperta. – Vuoi salire?
– Facciamo di no. E… ti dispiace se ti faccio gli auguri in anticipo?

Il buffone parte con una sgommata.
Meglio, non mi pareva un latin lover. Avrei dovuto inventare un’altra scusa.
Ma stasera mi serviva un passaggio. Che seccatura avere la macchina in revisione!


Bustina # 2

Questa settimana in edicola il vostro cervello ad 1 € in più
 Anonimo, scritto su un muro nei pressi della stazione di Sesto Fiorentino


Un graffito piuttosto graffiante. Se vi capita di prendere il treno della linea Viareggio-Firenze, potete leggerla su un muro grigio poco dopo la stazione di Sesto, sul lato destro rispetto alla direzione del treno se andate verso Firenze. È una semplice scritta nera, non ci sono particolari ghiribizzi artistici tipici dei writer che nella zona sono peraltro frequenti (guardandovi fuori sul percorso della stessa linea ferroviaria potete scorgere lavori interessanti). Il messaggio è tutto lì, ma funziona: un ottimo motto satirico dell’epoca attuale, una sintesi di tutte quelle piccole manie e aberrazioni che ormai sono la norma. In perfetta armonia col concetto di bustina: suscita un sorriso, ma si trascina un retrogusto acidulo.

Da notare che qualcuno, in seguito, ha pensato bene di cancellare “il vostro cervello” e sostituirlo con “il mio cazzo”. Personalmente preferisco la versione originale, ma anche quella corretta ha il suo appeal.



[I più accorti avranno notato che questa bustina è contrassegnata dal numero 2, mentre la precedente era la #20. L'anomalia si spiega semplicemente rilevando che questo post è etichettato come flashback, che come illustrato nella pagina delle rubriche contraddistingue post già apparsi sul vecchio blog. Come ho detto poco tempo fa, ho intenzione di ripescare da lì alcuni post, e in questo caso mi è sembrato coerente mantenere la numerazione originale.]

Stephan Bodzin vs Marc Romboy - Luna

Questo è un post che avevo annunciato già scorrendo gli ultimi acquisti del mese di giugno, quando ho dichiarato di essere appena entrato in possesso di questo disco, e che avrei avuto da parlarne in modo più apprfondito. Il tempo necessario per assimilare tutto il considerevole materiale è trascorso, per cui adesso sono pronto a fornire la mia recensione di Luna, l'album partorito nel marzo di quest'anno da Stephan Bodzin e Marc Romboy.

Come è sucesso anche per le altre recensioni della rubrica musicale del blog, spendo prima due parole sugli autori, certo che risultino pressoché sconosciuti al pubblico. Entrambi sono nomi di grande rilievo, che già da diversi anni hanno assunto un ruolo centrale nel panorama elettronico internazionale. Marc Romboy è il fondatore dell'etichetta Systematic, che ha prodotto anche lo stesso Luna, e che da anni propone i lavori di gente come Robert Babicz, John Dahlback, Chelonis R. Jones e lo stesso Bodzin. Quest'ultimo è stato uno dei più importanti innovatori degli ultimi tempi, e lo si può considerare uno dei principali inventori della cosidetta "neotrance", quel genere di origine techno-minimal contaminato da melodie distorte che riesce tanto bene ad altri come James Holden, Dominik Eulberg ed Extrawelt. Il suo album Liebe Ist... del 2007 è una delle esperienze più musicalmente sconvolgenti dell'epoca. È facile immaginare come l'intersezione di questi due talenti possa generare tutto un mondo nuovo.

Anzi, in effetti più di uno. Perché a partire dal 2005 Bodzin e Romboy hanno iniziato ad allearsi per creare una serie di EP contenenti tracce ispirate ai satelliti del Sistema Solare. L'"ispirazione" non è da intendersi solo nel senso che tutti i pezzi sono battezzati con il nome di una luna, da Ariel a Phobos, da Tritone a (appunto) Luna, ma anche perché le sonorità utilizzate sono molto particolari, e non si fatica a definirle "spaziali", evocative del gelo degli spazi siderali, della vastità dei limiti cosmici, della scoperta di territori ignoti. Sto sparando cazzate? Pensate che non si possano sentire cose del genere in un pezzo musicale, tanto più quando è roba unzunz e (come si ostinano a sostenere i mainstreamer musicali) è tutta uguale? Ok, allora provate a sentire questo a occhi chiusi e ditemi cosa vi viene in mente:

(e se non vi avesse convinto il viaggio su Phobos, provate a raggiungere Triton, Io, Callisto, Telesto...)

Così, dopo alcuni anni di satelliti, gli autori hanno pensato che fosse il momento di mettere insieme tutto il lavoro svolto insieme, che aveva ottenuto un notevole successo, e tirarne fuori un album da distribuire finalmente anche su cd, per accontentare anche i più profani collezionisti come me. I due hanno scelto le tracce da includere nell'album (non tutte, purtroppo!), dimostrandosi tanto convinti del loro genio che si sono azzardati ad inserire anche i "synthappella", ovvero i synth puliti da ogni altra componente delle tracce, in modo che il puro suono lunare da loro concepito possa essere apprezzato.

Ma questo non sarebbe bastato. Oltre al cd con i singoli, hanno ben pensato di aggiungere anche un cd mixato dei pezzi, nelle loro versioni originali e remixate, con anche qualche interessante mash-up di mix dello stesso mondo. Un viaggio che parte e si conclude su Hydra, toccando le atmosfere di Hyperion, Puck, Pandora, Mab, che offre una varietà di suoni eccellente, in un set che si ascolta e si riascolta volentieri.

Ma nemmeno questo sarebbe bastato. Luna doveva essere qualcosa di memorabile, e per questo Bodzin e Romboy hanno gettato i loro pezzi in un'arena di agguerriti remixer, che si sono cimentati nel reinterpretarli secondo il loro stile più caratteritico. Il risultato è il terzo cd, che contiene 34 tracce in formato mp3, opera di una schiera di remixer che fa sfigurare qualunque operazione realizzata prima d'ora. Raramente si trovano nello stesso disco lavori di mostri leggendari della techno come Chris Liebing e Speedy J, accanto a nuovi talenti del calibro di Gregor Tresher e Martin Buttrich. Le varianti introdotte da questo esercito sono impressionanti, e vanno dai 26 minuti di minimal introspettiva di Minilogue alla techno-funk di Gui Boratto, dal beat deciso di Joris Voorn al dub di Moritz Von Oswald, dai malinconici suoni avvolgenti di Domink Eulberg a quelli disarmonici di Stimming. Una raccolta che si legge con l'acquolina in bocca, e che durante l'ascolto riesce a evocare farfalle nello stomaco, fremiti nelle gambe, brividi lungo la schiena, per concludersi infine con un senso di completezza memorabile. Personalmente adoro Callisto (forse anche perché è stato il primo pezzo di tutta la serie di Bodzin e Romboy che ho scoperto), sia nella sua versione originale che nel synthappella, oltre che nei due eccellenti remix di Voorn e Eulberg, differenti nello stile ma entrambi validi nell'affermare a loro modo la musica a cui si ispirano.

Il tutto confezionato in un elegante cofanetto nero, con i tre cd avvolti nella custodia di cartoncino il cui fronte riporta una porzione del titolo dell'album, e un libretto di una decina di pagine che invece di riportare autori, copyright e amentià simili, si occupa di fornire le schede dei diversi satelliti tirati in causa, riportando immagini e dati salienti di ognuno di essi. Perché in fondo siamo dei nerd, e ci piace farlo vedere.

Luna non è un album come quelli, seppur ottimi, che escono ogni mese. È una pietra miliare, un evento epocale che difficilmente si ripeterà, e che chiunque apprezzi l'elettronica dovrebbe cogliere prima possibile.

Scrittore dell'anno

*** papparà parapà papaparappaà pappapapà ***

È con una notevole dose di egocentrismo e un certo subdolo ma sano piacere (quello stesso che si prova quando si riesce a montare un armadio dell'ikea nel modo giusto [credetemi, ci ho provato, è arduo ma possibile {e a volte mi viene da pensare che più che i mobili all'ikea ti vendano la possibilità di convincerti che anche tu sei in grado di realizzare qualcosa!}]), che vengo ad annunciare che l'autore di questo blog ha ufficialmente guadagnato il titolo di

*** papparà parapà papaparappaà pappapapà ***



Embè? C'è bisogno dell'assolo di trombe per presentare sta cosa? Beh, beh, valutate voi. Questa pomposa qualifica deriva dalla mia recente vittoria del Karma Tournament, una competizione a più livelli, che prevedeva l'accumulo di karma-punti in vari concorsi promossi o partner di Edizioni XII. Per raggiungere la vetta della classifica, ho dovuto quindi lavorare sodo in questi sei mesi. Alla fine, forte una vittoria e diversi piazzamenti in USAM, una vittoria e un piazzamento in Minuti Contati, un piazzamento in ULAM, e soprattutto un terzo posto al Circo Massimo (dove ero arrivato alla fase finale con ben due racconti!), sono riuscito a superare anche i vincitori del Circo Massimo, che ricevevano uno sbotto di punti per il loro predominio nell'arena. Insomma, un periodo piuttosto intenso, se si considera che nel frattempo stavo anche lavorando a Discronia, al Grand Prix e una manciata di altri concorsi vari che nel frattempo ho dimenticato.


L'aggiudicazione della scrittoredellannità comporterà l'uscita di alcune lunghe interviste sul blog di XII e qualche altro portale letterario, oltre alla possibilità di mandare in valutazione alla stessa casa editrice un manoscritto. E naturalmente, mi consente di bullarmi con post come questo (si vede, qui accanto nella foto, come sono contento?), e magari qualche bannerino che appronterò e terrò su... almeno per un anno. Poi si vedrà.

Che dite, licenzio i trombettisti o gli chiedo un altro assolo?

Futurama 6x16 - Ghost in the Machines / Fantasma nelle macchine

Una decina di episodi fa, abbiamo appreso in Lethal Inspection che Bender, a differenza della maggior parte degli altri robot, è a tutti gli effetti mortale, a causa di un difetto di fabbricazione che non gli permette di avere un backup aggiornato. Poi, certo, essere mortale ma praticamente indistruttibile è un bel vantaggio, ed è probabile che non dovremo preoccuparci molto per la salute di Bender, che più e più volte è stato fatto a pezzi per poi ritornare integro.

Ma se invece accadesse davvero? Cosa succederebbe se Bender morisse? Questo è solo il punto di partenza di Ghost in the Machines. Già quando compare per la prima volta nell'episodio pilota, Bender è in fila a una cabina suicidio in attesa del proprio turno, ed è proprio lì, amareggiato nel vedere il suo amico Fry scegliere di salvare una vita umana invece di una robotica, che troverà la sua vera fine. Quello che succede dopo è un gustoso miscuglio di fantascienza e mistica: ridotto all'equivalente tecnologico di un fantasma, invisibile ed evanescente, Bender verrà convinto dal Robodiavolo a vendicarsi di Fry, con cui entrambi hanno un conto in sospeso. Usando i suoi nuovi poteri spettrali, Bender "possiede" gli apparecchi elettronici (dallo spazzolino alle porte ai distributori automatici di ananas) per rendere la vita impossibile all'ex amico, e infine provocarli un fatale attacco cardiaco. Che dite, i fantasmi non sono fantascienza? Allora forse non avete capito, vi rispondo con le parole della zingara a gettoni: There is no such thing as ghost! It's a robot ghost!

Ci sono molti elementi positivi in questa puntata: innanzitutto il ritorno del Robodiavolo, un personaggio che riesce sempre a rendere interessanti le trame in cui si inserisce (protagonista di quello che sarebbe stato l'ultimo, meraviglioso episodio di Futurama se non fossero stati realizzati i quattro film). L'introduzione di alcune novità, come il pianeta Amish, il giorno delle parate, il roboparadiso, e la stessa idea dei robofantasmi. Alcune efficaci citazioni, dalla scena in cui Bender cerca di afferrare gli oggetti che ricorda quella equivalente del film Ghost, all'esorcismo di Preacherbot. Ma a dare forza alla storia è soprattutto il turbinoso rapporto tra Fry e Bender, da sempre considerati come amici inseparabili, ma che in questa occasione subiscono una rottura. Si potrebbe pensare che sia esagerato da parte di Bender pensare di uccidere il ragazzo, ma se si considera il carattere estremamente permaloso e venale del robot, la cosa non risulta così inverosimile, ricordando anche le numerose precedenti occasioni in cui Bender si era prefissato di uccidere tutti gli umani. Naturalmente, alla fine l'amicizia tra i due viene riaffermata, grazie ad alcune scene di grande impatto emotivo.

Si potrebbe dibattere su quanto Ghost in the Machines contraddica Lethal Inspection nel rivelare la presenza di un aldilà robotico che aspetta le macchine defunte, che però, se solitamente sono immortali, non potrebbero mai raggiungere. Ma la spiegazione data dal Robodiavolo del perché Bender è diventato un fantasma non entra in contrasto con quanto affermato in precedenza, e si può pensare che le due versioni della morte robotica scorrano in parallelo, definendo due possibili percorsi che si inrociano solo in circostanze eccezionali. Dopodiché potete farmi un elenco degli show televisivi che hanno posto interrogativi sulla vita dopo la morte per i robot. Voto: 9/10

Rapporto letture - Luglio 2011

Come al sesto mese ero arrivato a totalizzare sei libri letti, al settimo ne ho accumulati sette. Ma a maggio non erano cinque, quindi il gioco si ferma qui (anche se a ben vedere con febbraio eravamo di nuovo in regola). Un luglio piuttosto variegato, con autori, generi e temi piuttosto assortiti.

More about Guerra agli umaniDal collettivo Wu Ming (attenzione, se qualcuno là fuori non lo sapesse, sono italiani!) ogni tanto si distacca una scaglia che produce qualcosa da solista. In questo caso è Wu Ming 2 che ha scritto questo romanzo sospeso tra umorismo e anarchia, un abbozzo di manifesto del trogloditismo mascherato da thriller leggero in un paesino di montagna. Guerra agli umani schiera un buon campionario di personaggi, dal protagonista-narratore che decide di esiliarsi dalla civiltà e vivere in una caverna, a immigrati clandestini che si improvvisano gladiatori, da bariste/bibliotecarie con l'hobby della rabdomanzia a carabinieri survivalisti, senza dimenticarsi dei facoceri meladipendenti. La storia procede con un buon ritmo e riesce a coinvolgere, anche se sembra che siano messi in scena troppi punti di vista, non tutti rilevanti allo stesso modo. Forse proprio nel finale questo risulta più evidente, quando non si ha un epilogo valido per tuti i personaggi evocati dall'inizio del libro, ma la lettura è piacevole e a suo modo istruttiva (tanto che ne ho tratto una bustina di zucchero), grazie anche all'efficace ma non invadente umorismo. Voto: 7.5/10


More about I fabbricanti di felicitàJames Gunn è considerato uno dei (forse troppi) maestri della fantascienza, e I fabbricanti di felicità costituisce un esempio valido di quella che può essere la sua "maestria". Un romanzo distopico diviso in tre sezioni, in cui si assiste alla nascita, allo sviluppo e al declino della società umana basata sull'edonismo, inteso come vera e propria scienza della soddisfazione dei desideri. L'idea è affascinante, perché le promesse della Società Edonista, peraltro mantenuta, sembrano davvero poter portare all'utopia che l'uomo ha sempre sognato. D'altra parte, quando si ha la felicità, c'è forse bisogno di altro? Gunn si rivela però molto acuto nell'individuare le falle di questo sistema, e mostrare come una società che si dedichi esclusivamente alla realizzazione della felicità dei singoli individui porti inevitabilmente a una pericolosa stasi. Peccato solo che non ci sia un collegamento serio tra la prima parte del romanzo (quella contemporanea) e le due successive ambientate nel futuro edonista. Voto: 8/10


More about E sarà la luceDi James Tiptree jr (pseudonimo, in realtà si tratta di una donna) ho letto solo il famoso La ragazza collegata, che mi era piaciuto molto. Dopo aver letto E sarà la luce in questa vecchia edizione Nord (e per una volta ammetto che il titolo italiano è più efficace di quello inglese: Brightness fall through air), mi sono convinto a cercare altro di quest'autrice. Questo è un romanzo intenso, ricco di personaggi interessanti e intessuto con una trama complessa ma precisa, che accompanga il lettore in una serie di rivelazioni successive via via più sconvolgenti. Ambientata interamente all'interno di un rifugio isolato su un pianeta non-umano, dove i diversi personaggi si sono recati per assistere allo spettacolare passaggio del fronte di una nova, la storia procede con una serie di climax, praticamente uno per capitolo, che cambiano la situazione che si svolge e si scopre gradualmente. Tutti i personaggi, anche quelli in apparenza più frivoli, rivelano una notevole complessità e credibilità, dal giovane principe planetario al regista di telenovelas porno, dall'enigmatisco scultore di luce alla contessa collegata alla sorella in coma. Ognuno con le sue storie, con i suoi segreti, che in un modo o nell'altro assumono importanza mentre la nova si avvicina al pianeta. I momenti di azione sono altrettanto efficaci di quelli di introspezione, e il libro riesce tanto a commuovere che a eccitare. Voto: 9/10


More about FuriaNon so se anche Henry Kuttner è incluso tra i maestri della SF, ma per quanto ho potuto sperimentare con questo e un altro romanzo e un paio di racconti non è poi uno scrittore così eccelso. Forse più che di qualità è un problema di sensibilità, perché le sue opere mi sono sempre sembrate ormai lontane da quello che attrae e coinvolge il lettore contemporaneo. Furia è in fondo solo un'altra di quelle storie in cui un protagonista in qualche modo predestinato si assume il compito di rovesciare lo status quo di una società futuribile apparentemente perfetta. Può sembrare una trama simile a quella del romanzo di Gunn di poco sopra, ma sono i toni ad essere diversi: retorica, proclami di rivoluzione e libertà, noi contro loro eccetera... oggi queste cose non fanno più presa. Forse per questo mi è piaciuto di più il racconto lungo inserito dopo il romanzo, ambientato in un'epoca antecedente a cui viene fatto a volte riferimento in Furia, che è sostanzialmente una buona e onesta avventura di guerra. La sufficienza risicata deriva proprio da questo. Voto: 6/10


More about Opera seiNella breve biografia di David Riva riportata nel risvolto di copertina di questo libro, è riportato che nessuno crede che sia davvero nato nel 1972. Avendolo conosciuto, posso confermare che in effetti potrebbe sembrare mio fratello, nonostante i quattordici anni di differenza. Anzi, credo che tra un paio di anni avrò già più rughe di lui. Non so se David abbia stretto un patto col diavolo per ottenere l'eterna giovinezza, ma questo spiegherebbe anche l'origine del suo talento. Avevo già letto i suoi racconti su Archetipi e Carnevale (tutti pubblicati da Edizioni XII), e solo ora, a più di un anno dalla pubblicazione, ho letto Opera sei, il suo primo romanzo. Dal libro emerge di nuovo la sua bravura nel creare scenari affascinanti, in cui si muovono personagi complessi che con le loro azioni ridefiniscono temi forti come l'arte e l'identità. La storia del chirurgo che fa della modificazione estrema corpo un'arte, della sua sesta opera convinta di poter finalmente apparire per come è davvero, e di coloro decisi a impedire che la ragazza si sottoponga all'irreversibile e drastica operazione, trascina fin da subito, in un viaggio tra capitali, capoluoghi e sobborghi europei, intervallato da alcuni flashback che mostrano le opere precedenti del dottore. All'inizio la struttura, con i capitoli inseriti in ordine non cronologico, può confondere, ma arrivati a metà libro si riesce ad acquisire il filo della vicenda e la storia scorre nel modo corretto. Una grande prova di un autore da seguire. Voto: 8/10


More about DinosauriPer chi non è cresciuto a pane e dinosauri come me, questo libro non ha nessun valore. Beh, oddio, anche per me è difficile valutarlo, perché come opera narrativa in sé in effetti è abbastanza insipido: quattro racconti e due poesiole sul tema dinosauriano, di cui uno solo (Il faro da nebbia) si può considerare un racconto vero e proprio, gli altri sono delle favolette piuttosto ingenue, forse suggestive ma poco altro. Quindi questo Dinosauri in realtà non è un libro completo, ma più una dichiarazione di passione di Ray Bradbury nel confronto dei bestioni estinti qualche milionata di anni fa. Nonostante qualche obsolescenza (come i sauropodi dotati di due cervelli, che se un paleontologo serio sentisse dire oggi avrebbe le convulsioni!), se avessi letto questo libro a 8 anni sono sicuro che mi sarebbe rimasto nel cuore, grazie anche alle belle illustrazioni. Adesso purtroppo la magia che poteva trasmettermi non funziona più, e per questo non sono in grado di assegnargli un voto.

More about PalinsestoTutti gli autori di fantascienza che ambiscono a definirsi tali devono affrontare prima o poi il viaggio nel tempo. E non è una cosa banale, perché per quanto affascinante questo è un tema così inflazionato che l'originalità è difficile da ottenere. Ma Charles Stross ha già dimostrato di essere uno che ci vede lungo, e infatti il suo Palinsesto non delude le aspettative. Una storia che inizia con un paradosso del nonno messo in atto deliberatamente ha le premesse per funzionare a dovere, ma lo sviluppo di questo romanzo breve è del tutto imprevedibile. I riferimenti ad altre opere famose (La fine dell'Eternità di Asimov, la saga della Pattuglia del Tempo di Anderson) sono evidenti ed espliciti, ma Stross spinge la speculazione molto più in là. La Stasi, l'organizzazione che controlla il viaggio nel tempo, ha piani a luuungo termine (nell'ordine dei trilioni di anni) per mantenere abitabile la Terra e attiva l'Umanità, piani che includono la sostituzione del nucleo del Sole con una singolarità e il trasloco del Sistema Solare in un altro ramo della Galassia. Ma anche il giovane protagonista, reclutato forse per caso come agente della Stasi ha dei piani, che lui stesso non consoce, ma che si faranno via via più chiari e porteranno la storia (o forse la Storia?) in una direzione diversa. Scorrevole, sorprendente, imperdibile. Voto: 9/10

Coppi Night 31/07/2011 - Non lasciarmi

Come si fa a rendere noioso un film che parte dalla sconvolgente (seppur non originale) premessa di intere generazioni di bambini cresciuti per fare da dispensa di organi? Semplice, basta concentrare l'intera trama sul più banale dei triangoli amorosi che si svolge in questo contesto, piuttosto che affrontare il nucleo distopico della vicenda.

Questa può essere la sintesi essenziale di questo recente film basato sul romanzo di un autore giapponese con cui spero di non avere mai a che fare. Ora, non dico che la storia sia completamente da buttare: gli spunti per tirare fuori qualcosa di convincente ci sono. Anzi, probabilmente in forma di libro, con l'adeguato sviluppo dei personaggi e delle situazioni, può risultare interessante, ma la sua trasposizione cinematografica si rivela invece piuttosto scialba. Oh, certo, c'è tanto sentimento, tanto ostentato mal di vivere, che è comprensibile in personaggi desintati a una morte prematura in seguito ai successivi espianti forzati, ma l'attenzione è tutta focalizzata sul prevedibilissimo rapporto di amicizia-amore-odio dei tre protagonisti, che invece di curarsi della caducità della loro vita, e fornire qualche dettaglio incidentale su un mondo contemporaneo in cui esistono speciali istituti di allevamento per banche viventi di organi da trapianto, si preoccupano di chi scopa con chi per ripicca a chi.

Il messaggio ultimo del film è intenso e commovente, e può far riflettere sul senso della vita anche delle persone "libere", che probabilmente arrivano alla morte incompleti e insicuri tanto quanto i donatori, ma viene consegnato con un forzato monologo finale, invece di emergere gradualmente attraverso i cento e passa minuti precedenti di bobina, nella più grossolana violazione dell'assiome fondamentale show don't tell.

In definitiva, si tratta di una grande occasione sprecata, una storia potenzialmente affascinante e inquietante ridotta a un raccontino rosa da edicola.

Immagine # 29

Sullo sportello di armadietto aziendale c'è un post-it giallo con scritto il nome del proprietario. All'interno dell'armadietto, c'è un post-it giallo con scritto il nome del proprietario.


Roba da film surrealista siberiano! Una mise en abime inquietante, che porta a chiedersi se, sotto il post-it giallo dentro l'armadietto, ci fosse un post-it giallo. O se magari sulla porta dell'intero edificio ci fosse scritto lo stesso nome. E all'inizio della strada. E sul confine di provincia. E sul Pianeta. E...

Non discuterò dell'autorità autoaccordatami per la quale mi sono sentito in dovere di aprire l'armadietto in questione.

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