Coppi Night 15/01/2017 - Rats

La prima Coppi Night del 2017 sdogana i documentari, che non erano mai stati proiettati prima (e a quanto mi ricordo, nemmeno proposti), ma quando tra le possibili scelte è comparsa questa amena storiella su come i ratti convivono con l'uomo, nessuno ha saputo resistere. Soprattutto tenendo conto del fatto che è vietato ai minori di 14 anni!

In effetti non so bene come recensire un documentario. Non c'è una trama da riportare, ci sono solo dei salti di città in città, tra USA, UK, India e Vietnam, per mostrare modi diversi di confrontarsi con i roditori. Sono chiamati in causa un po' tutte le figure che ruotano intorno a queti animaletti, dai disinfestatori ai biologi, dai medici ai responsabili della sanità pubblica. In effetti alcune nozioni sono piuttosto impressionanti, come la stima di quanti ratti vivono a New York e di come sia fondamentalmente impossibile contenerli, alla visione della varietà e quantità di parassiti che i ratti veicolano (vermi, larve, batteri, protozoi). Ed è anche interessante constatare come, nonostante i nostri validi sistemi sanitari, malattie come la leptospirosi sono tuttora a rischio di diventare epidemiche. Del tipo, se domani tornasse a girare la peste, siamo sicuri che finirebbe meglio che nel 1300?

Il documentario punta molto sulla forza delle immagini, come le dissezioni dei ratti catturati (umanamente uccisi con iniezione dopo anestesia) e la caccia notturna degli accalappiatopi indiani, che li inseguono letteralmente uno per uno e li uccidono tirandogli il collo, così da non spargere sangue. Ma anche nella civilissima Inghilterra non è che ci si comporti in maniera più matura, eh.

Un altro aspetto interessante, e forse trattato un po' superficialmente, è quello dell'evoluzione parallela di umani e ratti. Il modo in cui questi ultimi siano riusciti ad adattarsi a vivere negli ambienti urbanizzati, stabilendo comportamenti che gli permettono una vita agiata e prolifica, e svilupando una progressiva resistenza ai veleni (tanto che a morire sono i predatori che si nutrono di loro, ma non loro), dovrebbe darci qualche indizio su quanto possiamo davvero considerarci padroni di questo pianeta. Non che i ratti abbiano il potere di sovvertirci, certo... ma non ne hanno nemmeno l'interesse. Ma i rapporti di forza tra noi e il resto degli organismi della Terra, per come siamo abituati a considerarli, sono chiaramente da mettere in discussione.

Projects Update: racconti, traduzioni e Scrabble

Credo che sia dai tempi in cui annunciavo l'imminente uscita di DTS (dicembre 2014) che non faccio un post sui progetti di scrittura in corso. Questo per due ragioni di base. Innanzitutto non mi piace fare gli annunci pubblici raccontanto quello su cui sto lavorando, perché mi metto nei panni dei destinatari del messaggio a cui, giustamente, fregacazzo: quando c'è qualcosa di pronto e disponibile, allora ne parliamo, ma mettersi a fare i teaser mi pare una manifestazione di vanità quando la vedo negli altri, perché quindi dovrei indulgerci io? In secondo luogo, c'è il fatto non banale che dopo l'usicta di DTS non è che abbia lavorato parecchio. Ok, il 2015 è stato dedicato in buona parte alla promozione del romanzo (con qualche soddisfazione, lo ammetto), mentre il 2016 è stato un anno difficile e impegnativo sotto molti punti di vista per cui a parte un paio di racconti non sono riuscito a combinare molto altro.

Ma nel 2017 ho intenzione di invertire la tendenza. In effetti non è che sono stato completamente immobile, e sono già previsti un paio di racconti medio-lunghi sui quali ho anche investito parecchio, ma penso se ne parlerà nella seconda metà dell'anno (per info vedi immagine a corredo del presente post). Nel frattempo sono anche in attesa di qualche riscontro da parte di editori in merito ad alcuni progetti che ho proposto, quindi anche in questo caso niente di pronto per uscire, ma che potrebbe portare a qualcosa di interessante nel medio periodo.

Un altro fronte su cui voglio impegnarmi di più è quello estero. Sto iniziando a muovere i primi passi per far tradurre in inglese un paio di miei lavori (scegliendoli tra quelli che hanno avuto maggior "successo"), per poi proporli a qualche rivista. Chiaramente anche qui non ci sono garanzie di successo e rapidità, ma si tratta di un passo che ho sempre voluto fare e che forse solo adesso (in particolare dopo la conversazione con Tricia Sullivan avuta a Milano quest'anno) sono pronto a compiere.

Ma c'è una domanda che ricorre più spesso tra quella mezza dozzina di persone seriamente affezionate alla mia produzione (che dio ve ne renda merito!). Ovvero: e il prossimo ROMANZO?

In un mondo ideale, questa domanda non dovrebbe avere senso. Se i miei lavori continuano a uscire e sono buoni, perché dovrebbe interessare che si tratti di un romanzo o di un racconto? Ma la triste realtà editoriale è che i racconti (e le raccolte di) non tirano. I risultati che ho ottenuto con Spore (fuori catalogo da un paio di mesi) sono stati in questo senso ottimi, ma è difficile riuscire a calamitare l'attenzione con testi brevi. Per cui sì, prima o poi dovrò mettermi sotto per fare il lavoro grosso. Non che mi manchino gli spunti, anzi: ho due racconti che si prestano all'ampliamento in romanzo (uno dei quali rientra nei progetti per i quali sto aspettando riscontro), ma soprattutto ho quell'idea vincente per la mia leggendaria trilogia young adult. E dico "leggendaria" non nel senso che è un'opera dai toni epici, ma perché è così tanto che ne parlo che ormai mi sembra si tratti di una creatura mitologica.

Però è vero: ho già in testa la storia di Scrabble, la prima parte della serie su cui verrà poi basata una saga di film, che ovviamente saranno quattro perché il terzo volume sarà scomposto in parte 1 e parte 2 allungando il brodo. Per il momento non anticipo nulla di quello che è il nucleo centrale della storia, ma posso confermare che il titolo è un indizio essenziale (a maggior ragione se si considera che il secondo libro si intitolerà Taboo; per il terzo ancora non sono sicuro) e che sono serio quando parlo di young adult, e aggiungo pure che sarà vagamente distopico. Mi sono svenduto alla moda del momento? Ai post (su facebook) l'ardua sentenza.

Per Scrabble ho deciso di impormi una scadenza: dato che a settembre di quest'anno occorrerà un altro evento abbastanza centrale nella mia vita adulta, prima di allora dovrà essere pronto. Non credo che inizierò a lavorarci prima di metà febbraio, per cui ho sei mesi circa per completare la prima stesura. Inutile dire che non ce la farò mai.

Insomma, questo è quello su cui stiamo provando a lavorare. Nessuno si aspetta seriamente che possa portare risultati eclatanti, ma almeno la nostra piccola parte la facciamo. Firmato io, e la mia accidia.

Rapporto letture - Dicembre 2016

Ultimo mese dell'anno, tempo di bilanci e considerazioni finali. Vogliamo fare una panoramica dei libri letti l'anno appena trascorso? No, non vogliamo. Sennò che ci stanno a fare i tag sul blog, potete leggervi apposta i rapporti letture precedenti, e gli approfondimenti che ho dedicato ai singoli titoli, laddove ho ritenuto che meritassero più spazio. Fatto questo, passiamo agli ultimi tre titoli consumati nel 2016.

Per primo, completiamo la saga arabesca di Jon Courtenay Grimwood pubblicata da Zona 42: dopo Pashazade e Effendi, la storia si chiude con Fellahin. Gli ingredienti sono sempre gli stessi: Ashraf Bey con la sua volpe, intento a risolvere un crimine a cui è a sua insaputa collegato e che può riscrivere gli equilbri di potere del Nordafrica ucronico di questa serie. A tutto ciò si aggiungono personaggi di contorno vividi, flashback, rivelazioni, e una puna di romanticismo inaspettato. Quella di Raf è una storia che si ripete ma sorprende sempre, in un mondo diverso dal nostro ma in fondo familiare. Se il plot è simile per struttura ai due romanzi precedenti, la posta in gioco cambia e tra i protagonisti c'è il padre di Ashraf (ma poi lo è davvero?), l'emiro di Tunisi, vittima di ripetuti tentativi di omicidio. Se si vuole fare un appunto al libro, i flashback sulla madre di Raf non sembrano aggiungere molto alla storia, e infatti si interrompono dopo metà libro. Per il resto è confortante ritrovare gli stessi personaggi, ognuno con le sue caratteristiche (in certi casi quasi esasperate), e scoprire finalmente il segreto delle origini di Raf, praticamente insieme a lu. La storia finisce ma non in modo definitivo, per cui chissà se potremo sentire ancra parlare di Ashraf e della sua vope. Una bella conclusione per una serie appassionante ed esotica. Voto 7.5/10


Anche il secondo libro è la seconda parte di una serie, e guarda caso anche questa iniziata a leggere insieme a quella di Grimwood. Il volume 2 di Oscure Regioni completa la raccolta di racconti ispirati al folklore regionale italiano scritta da Luigi Musolino, con le dieci regioni che non rientravano nel primo volume. Racconti principalmente horror, ma anche weird e fantascienza, in cui ricorrono mostri, animali mitologici, streghe e anche alieni. Certo non tutte le leggende hanno lo stesso fascino, e i racconti ne risentono di conseguenza, ma il livello è sempre medio-alto e alcuni lavori sono delle piccole perle di tensione. Tra i migliori di questa tornata Smeraldo e La Marrocca. Forse leggendoli tutti in sequenza emerge un po' troppo lo schema ricorrente del personaggio con vita normale interrotta da un evento anomalo, ma d'altra parte per sviluppare un racconto basato su una leggenda popolare probabilmente no ci sono molte altre strade. Voto: 7.5/10


Infine si torna alla fantascienza quella più ordinaria, con l'ultimo numero di Robot (o almeno l'ultimo che ho io, forse ne è uscito un altro nel frattempo). In questo numero sono rimasto sorpreso da un paio di racconti di buon livello, peraltro di autori "giovani": I corridori di Lorenzo Crescentini e Le piantagioni di Luigi Casili. Buono anche l'ultimo di Mike Resnick, simpatica la variazione sul tema Sherlock Holmes di Susanna Raule. Nostra signora della strada, vincitore del Nebula 2015, mi è parso invece piuttosto noioso e senza un vero nucleo speculativo. Nella media comunque un numero di qualità superiore alla media, che contiene anche un paio di articoli interessanti. Dopodiché ho iniziato a leggere Embassytown e e le cose si sono complicate, ma di questo parleremo il mese prossimo.

Fan-O-Rama: A Futurama fan film

In quanto autoproclamato fan italiano numero uno di Futurama non farei il mio dovere se non segnalassi l'uscita recente di questo fanfilm di cui si era sentito parlare nei mesi passati, ma che non era ancora stato annunciato ufficialmente.

Fan-O-Rama è un cortometraggio realizzato dalla Cinema Relics, che consiste essenzialmente in un adattamento live action di Futurama. Per i meno familiari alla tassonomia dei prodotti televisivi/cinematografici, per live action si intende una produzione con "attori veri", umani, in carne e ossa: di solito si usa questa terminologia in opposizione ai prodotti di animazione, per evidenziare appunto che si tratta di una versione girata e non animata. Per fare un esempio, il celebratissimo Dragonball Evolution è il live action dell'anime Dragonball. In genere i live action non incontrano un grande successo, vuoi per l'oggettiva difficoltà di trasporre in modo efficace elementi straordinari (sempre in Dragonball, i combattimenti acrobatici e le kamehameha traslati nella fisica reale perdono parecchio, stessa cosa per i mostri), vuoi perché il confronto con il prodotto d'origine è sempre in agguato ("era meglio il cartone/videgioco").

Nel caso di Fan-O-Rama non si parla però di una produzione cinematografica di alto livello, ma di un fanfilm, cioè di un lavoro a basso budget messo su da appassionati che hanno voluto fare un "omaggio" alla serie. I fanfilm sono una realtà vasta e interessante, e ci sono alcuni esempi virtuosi come la serie Dark Resurrection, produzione italiana ambientata nell'universo di Star Wars.

La sfida che si pone a chiunque voglia traslare Futurama nel mondo reale è la resa dei personaggi. Alcuni sono normali umani, come Fry ed Hermes, ma già un mutante monocolo come Leela può comportare qualche difficoltà. Quando si arriva a Zoidberg e Bender, la faccenda si complica ulteriormente. Senza considerare tutti gli ammennicoli del XXXI secolo, dalle astronavi ai jetpack, dagli ologrammi alle teste in vasca. Le soluzioni proposte da Fan-O-Rama funzionano a tratti. Per una Leela convincente (e che ci fa realizzare quanto sarebbe uncanny un ciclope nella realtà) abbiamo altri personaggi più legnosi, come appunto il robot e il crostaceo. Anche il livello delle animazioni in CGI è abbastanza basso, se si paragona con quello a cui ci abitua il cinema contemporaneo.

Tuttavia, se il reparto tecnico non è perfetto (e onestamente non ci si poteva aspettare di più, visti i comprensibili limiti di budget), si può percepire come il lavoro sia stato svolto con passione e nello spirito della serie originale. I personaggi non sono "imitati" e le loro voci non sono quelle dello show (anche perché si tratta di doppiatori professionisti sicuramente non facili da ingaggiare), ma l'interpretazione di tutti è in linea con le caratteristiche di ognuno. Così, anche se Fry e Brannigan hanno una voce diversa, il loro modo di parlare e di comportarsi, fino anche al linguaggio del corpo, ricorda davvero i personaggi del cartone.

L'episodio non ha una trama vera e propria e non è conclusivo, come ci spiega candidamente Zapp alla fine. Ma dopo i 15 minuti circa della puntata troviamo anche una piacevole bonus track con un episodio speciale di Everybody Loves Hypnotoad. Il video è disponibile su Youtube, mentre sul sito si trovano dettagli relativi al cast, la produzione e un'utilissima FAQ (che risponde anche alla vostra prima domanda: "conosco un tizio che sa imitare benissimo Zoidberg perché non avete preso lui per il vostro film?"). Qui vi lascio il trailer:


Di certo Fan-O-Rama non rimarrà negli annali del cinema, ma è un indizio di come la comunità dei fan di Futurama (che già sono riusciti a far resuscitare la serie due volte) continui a essere attiva. Magari a qualcuno viene l'idea di poter riprendere la serie... ti fischiano le orecchie, Netflix?

Coppi Night Special Edition 26/12/2016 - Oceania

La specialità di questa Coppi Night sta nel fatto che intanto non era una night ma un mid-afternoon, e che invece del pizza + film a casa è diventato hamburger + cinema per fare qualcosa a Santo Stefano quando fuori c'è una nebbia da brughiera padana e quindi cosa potresti fare di meglio? Contiamola allora come Coppi Night così ho l'occasione per il probabile ultimo post del 2016.

Erano anni che non mi capitava di andare a vedere un "film di Natale", visto che in genere le proposte per questo periodo mi lasciano alquanto indifferente: cinepanettoni a parte (fenomeno che mi pare un po' in declino), di solito c'è la commedia per familige, il filmone sentimentale, il cartone e l'avventura. Per la verità non è che avessi tutta questa voglia di andare a vedere Oceania (o Moana come da titolo originale, da noi corretto per evitare equivoci sulla protagonista), ma tra le possibilità non mi dispiaceva poi tanto, considerando il generale livello qualitativo dei film Disney e l'ambientazione interessante.

Devo ammettere che sono rimasto un po' fregato dalla falsa equazione Disney = Pixar. Se è vero che il primo gruppo produce i lavori dello studio di animazione, in questo caso il lavoro è stato diretto direttamente dal nucleo centrale della Disney, ed è quindi un prodotto dedicato a un pubblico molto giovane, a differenza dei lungometraggi della Pixar che spesso sono forse anche più adatti al pubblico adulto. Insomma, Oceania non ha niente di nuovo a livello di struttura rispetto ai "classici", e ancora meno distanza rispetto a successi più recenti come Frozen. Gli ingredienti sono gli stessi: principessa ribelle (ok, figlia del capovillaggio, ma si equivalgono), popolo in pericolo, parente morto che fa da spirito guida, partner guascone ma di buon cuore, animaletti simpatici di accompagnamento, e tante tante canzoni.

Si può parlare di un lavoro ben realizzato tecnicamente, il che non è banale se si considera che un elemento difficile da animare come l'acqua è onnipresente per tutta la durata. Scenografie e atmosfere perfette per rendere l'ambientazione polinesiana, e qualche elemento di mitologia interessante (anche se non mi sono premurato di controllare le fonti). Da qui a parlare di una trama coinvolgente però ce ne vuole, anzi la prevedibilità è a livelli di allarme, così anche le sequenze più intense nella parte finale risultano piuttosto fiacche. Personalmente poi trovo piuttosto irritante che le canzoni siano tradotte in senso letterale (almeno così presumo) senza un minimo tentativo di rispettare metrica e musicalità (ci fosse una-rima-una!). Già mi sto sforzando a sopportare gente che canta in mezzo a un film, se poi canta a caso figuriamoci!

In definitiva un film piacevole soprattutto per gli occhi, certamente con qualche gag azzeccata, ma che ha senso andare a vedere soltanto in presenza di marmocchi da far tare calmi un paio d'ore.

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